Con l’AI sempre più integrata nei processi di business, le aziende italiane rafforzano privacy e governance: più risorse dedicate, nuove figure interne e richiesta di regole globali più armonizzate.
Autore: Redazione SecurityOpenLab
L’88% delle aziende italiane ha già ampliato i propri programmi di privacy in relazione all’integrazione dell’AI nei processi di business, mentre il 92% prevede nuovi investimenti per reggere l’urto dell’AI e delle attese di clienti e autorità. Al contempo, il 96% delle aziende italiane considera i framework di privacy un abilitatore essenziale per rendere più agile ed efficace l’uso dell’AI, confermando che la tutela dei dati è ormai una leva strategica e non più una mera voce di compliance.
Quelle citate sono alcune delle evidenze che emergono dal Data Privacy Benchmark Study 2026, l’indagine di Cisco condotta su oltre 5.200 professionisti IT, tecnologici e della sicurezza in 12 Paesi tra cui l’Italia, che assume particolare rilevanza proprio nel giorno del Data Privacy Day. La fotografia è quella di un cambio di passo netto: con l’accelerazione dell’adozione dell’AI, la protezione delle informazioni diventa una condizione indispensabile per innovare, crescere e restare competitivi. La richiesta di dati affidabili per alimentare i modelli di AI sta mettendo sotto pressione gli approcci tradizionali di gestione e supervisione, rendendo centrali fiducia, sicurezza e trasparenza.
In Italia quasi tutte le organizzazioni intervistate riconoscono il legame diretto tra privacy e fiducia: il 97% ritiene che la tutela dei dati sia cruciale per rafforzare la confidenza dei clienti nei servizi basati su AI. Il 99% delle aziende italiane dichiara di aver già ottenuto benefici concreti dai programmi di privacy e cita tra i principali vantaggi una maggiore agilità, una capacità di innovazione più elevata e una migliore fidelizzazione della clientela. Quasi la metà del campione (47% in Italia, 46% a livello globale) indica una comunicazione chiara su come i dati vengono raccolti e utilizzati come lo strumento più efficace per costruire fiducia.
Questo approccio ha comportato un aumento tangibile degli investimenti. In Italia, nell’ultimo anno il 29% delle aziende ha destinato almeno 5 milioni di dollari ai programmi di privacy, contro il 14% del 2024; a livello globale la quota è del 38%. È il segnale che le imprese iniziano a considerare la privacy come componente strutturale delle proprie strategie di innovazione.
Resta aperto, però, il capitolo della governance dei dati nell’era dell’AI. Tre aziende italiane su quattro dichiarano di aver istituito una figura professionale focalizzata sulla governance dell’AI. Il nodo principale è la qualità e l’accessibilità dei dati: il 68% delle aziende italiane (65% a livello globale) fatica ad accedere in modo rapido ed efficiente a informazioni rilevanti e di alta qualità, con il rischio di rallentare i progetti e di minare la fiducia nei risultati dei sistemi automatizzati.
Lo studio Cisco fotografa anche le tensioni sul fronte internazionale, dove l’AI apre nuove sfide per la circolazione dei dati. In Italia, il 71% degli intervistati esprime un giudizio positivo sulle normative di privacy attuali, ma emerge una richiesta sempre più forte di requisiti semplificati e aggiornati. L’81% delle aziende a livello globale (72% in Italia) dichiara di subire una pressione crescente verso la localizzazione dei dati. Si tratta di una tendenza non è priva di effetti collaterali. L’82% delle aziende italiane (85% nel mondo) ritiene che la localizzazione aumenti costi, complessità e rischi nella fornitura di servizi oltre i confini nazionali, mentre il 75% (77% a livello globale) segnala difficoltà nel garantire continuità dei servizi. La conseguenza è una preferenza crescente per partner tecnologici con presenza internazionale: l’82% delle imprese italiane considera i fornitori su scala globale più efficaci nella gestione dei flussi di dati transfrontalieri.
Dallo studio emerge che sta cambiando anche la percezione della sicurezza legata alla prossimità geografica. Globalmente, la convinzione che i dati conservati localmente siano automaticamente più sicuri è scesa dal 90% nel 2025 all’86% nel 2026. Sul piano regolatorio, invece, le aziende chiedono un cambio di passo verso standard più allineati a livello globale. In particolare, l’83% delle aziende auspica un’evoluzione verso regole internazionali più armonizzate per il trasferimento dei dati, in grado di conciliare sicurezza, efficienza e competitività.
Per passare a un approccio strategico nella gestione dei dati, lo studio indica alcune priorità: investire in infrastrutture solide, integrando sicurezza e tutela della privacy fin dalle prime fasi progettuali, compiere scelte consapevoli sulla localizzazione, rafforzare la governance dell’AI e supportare i team con competenze e formazione adeguate.