Cyber risk nelle PMI: perché la sicurezza viene prima della polizza

PMI sempre più nel mirino del cybercrime, spesso senza difese adeguate: nel 2024 quasi metà ha subito un attacco, ma poche hanno una copertura assicurativa. La priorità è costruire una sicurezza solida e dimostrabile, perché la cyber insurance funziona solo dove c’è già maturità nella gestione del rischio (tecnologie, processi, formazione, governance).

Autore: Sabrina Curti

I cybercriminali prendono sempre più di mira le piccole e medie imprese (PMI), che spesso non dispongono delle strategie, dei processi e dei budget di cybersecurity tipici delle grandi organizzazioni. Di conseguenza, risultano più esposte a minacce in rapida evoluzione. In questo scenario, la priorità per le aziende consiste nella costruzione di una base solida di sicurezza, capace di ridurre concretamente il rischio e sostenere ogni successiva valutazione in ambito assicurativo.

La gestione del rischio cyber non può essere affrontata in modo frammentato. Richiede un approccio strutturato che integri tecnologie, processi, formazione e governance. Solo all’interno di questa cornice può trovare spazio anche la valutazione di una cyber insurance, che rappresenta uno strumento complementare e non sostitutivo delle misure di prevenzione.

Nel 2024, circa il 47% delle aziende con un fatturato annuo inferiore ai 10 milioni di dollari ha subito un cyberattacco, mentre solo il 17% delle PMI dispone di una polizza di cyber insurance. Questo scollamento tra esposizione e copertura assicurativa evidenzia un tema più ampio: molte organizzazioni non hanno ancora raggiunto un livello adeguato di maturità nella gestione del rischio informatico.

Sabrina Curti, Marketing Director di ESET Italia

In Italia, il Rapporto Clusit 2025 evidenzia che oltre il 60% delle PMI ha registrato almeno un tentativo di attacco informatico nel corso del 2024, mentre circa il 38% ha subito uno o più incidenti cyber concreti. A fronte di questo livello di esposizione, più del 40% delle PMI risulta ancora privo di una polizza di cyber insurance, ma prima ancora della copertura assicurativa emerge un’esigenza più strutturale: consolidare la postura di sicurezza e colmare le lacune organizzative.

Perché la sicurezza non è più opzionale

Le PMI rappresentano bersagli particolarmente appetibili. Nel 2024, l’88% degli incidenti ransomware ha colpito organizzazioni di piccole e medie dimensioni. Secondo l’IBM Cost of a Data Breach Report 2024, il costo medio di un attacco ransomware raggiunge 4,91 milioni di dollari, con un’ulteriore crescita delle spese in caso di coinvolgimento delle forze dell’ordine. I tempi di ripristino possono estendersi da pochi giorni a mesi o anni, in funzione della persistenza dell’attore della minaccia e del livello di preparazione dell’organizzazione.

Oltre ai costi diretti, incidono anche l’interruzione operativa e il danno reputazionale. I clienti tendono infatti a perdere fiducia nelle aziende colpite da una violazione. La cybersecurity assume un ruolo strutturale nella gestione del rischio d’impresa.

Requisiti sempre più stringenti da parte del mercato

Con l’aumento della frequenza e della sofisticazione delle minacce, si alza l’asticella delle richieste di sicurezza. Assicuratori, clienti, partner e filiere internazionali richiedono evidenze concrete sull’adozione di misure di sicurezza di base. Oltre ai controlli tecnici, viene valutata anche la disciplina operativa dell’organizzazione.

Un piano di risposta agli incidenti (Incident Response Plan, IRP) documentato e testato è considerato essenziale per dimostrare la capacità di reagire in modo strutturato a un evento di sicurezza. Analoga attenzione viene riservata al fattore umano, attraverso programmi di formazione periodica, simulazioni di phishing e iniziative di awareness volte a ridurre il rischio di social engineering.

Nel loro insieme, questi elementi contribuiscono alla costruzione di una cultura orientata alla gestione del rischio, che adotta principi di zero trust, introduce controlli più rigorosi sugli accessi e promuove una corretta gestione delle credenziali.

Cyber insurance: uno strumento che presuppone maturità

La cyber insurance può rappresentare un elemento utile all’interno di una strategia di gestione del rischio, ma presuppone un livello adeguato di preparazione. Ottenere una copertura assicurativa non si riduce più alla semplice sottoscrizione di un modulo. Oggi gli assicuratori richiedono evidenze concrete dell’adozione di misure di cybersecurity strutturate: autenticazione a più fattori (MFA), piani di risposta agli incidenti completi e testati, formazione del personale, protezione degli endpoint, sistemi di backup e procedure di patching verificate rappresentano requisiti ormai standard.

In assenza di uno o più di questi elementi, le aziende possono trovarsi di fronte a premi assicurativi più elevati o, nei casi più critici, al rigetto delle richieste di risarcimento.

Un percorso strutturato verso la resilienza

Prima di valutare una polizza assicurativa, le PMI dovrebbero misurare il proprio livello di maturità, individuando e colmando eventuali lacune in aree chiave come MFA, protezione degli endpoint, backup e formazione degli utenti. Il coinvolgimento di managed service provider o di auditor terzi può aumentare la credibilità dell’organizzazione e dimostrare l’adesione alle best practice. Gli assicuratori valutano positivamente evidenze di preparazione, come piani di risposta documentati, esercitazioni periodiche e la disponibilità di log e telemetrie.

In caso di violazione, è essenziale intervenire in modo tempestivo e tracciabile. Assicuratori e autorità di regolamentazione si aspettano segnalazioni rapide, procedure di risposta strutturate e registrazioni verificabili delle attività svolte. La cyber insurance si integra in una strategia più ampia, mentre la prevenzione costituisce la base della gestione del rischio. Per le PMI italiane, il percorso parte dalla definizione di una postura di sicurezza solida, proporzionata al livello di esposizione e coerente con gli obiettivi di continuità operativa.


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