Da centro di costo ad attivo strategico: come la sicurezza AI centrica abilita il business

La sicurezza AI‑centrica non è più un costo: diventa un asset strategico che abilita continuità operativa, fiducia, efficienza e nuovo valore per il business.

Autore: Marco Bavazzano

“Il budget per la sicurezza è una voce di spesa o un vantaggio competitivo?”

Per i responsabili della sicurezza delle nostre imprese non si tratta di una domanda retorica, ma del modo più rapido per capire se la loro organizzazione sta trattando la sicurezza come assicurazione (pagando una “tassa” e sperando di non doverne fare uso) o piuttosto come infrastruttura critica (che determina continuità operativa, affidabilità verso clienti e capacità di crescere).

Oggi, anche per effetto dell’evoluzione delle normative, la sicurezza non è più confinabile in un perimetro puramente tecnico. La NIS2 ha alzato l’asticella: richiede al top management governance, supervisione e responsabilità sulla gestione del rischio cyber. In altre parole, il board chiederà sempre più spesso prove e numeri: non solo la presenza o meno di soluzioni di sicurezza, ma il valore reale che riescono ad abilitare.

Marco Bavazzano, CEO di Axitea

La vecchia visione: la sicurezza come un male necessario

Per anni la sicurezza è stata raccontata come un costo inevitabile, necessario per non vedere il proprio business andare in fumo e per “non finire sui giornali” come esempio negativo. Una serie di azioni per così dire imposte - patch applicate, policy scritte, audit da superare – che interferiscono con quello che è il reale ambito di attività di un’organizzazione. E soprattutto qualcosa che interviene dopo, quando qualcosa è già andato storto ed è necessario rimediare.

È una narrazione comprensibile, ma non regge più. Per un’azienda interconnessa-con cloud, terze parti, OT/impianti, logistica distribuita-la sicurezza è diventata un fattore operativo, non più prettamente IT.

La nuova realtà: downtime, filiera e fiducia impattano direttamente profitti e perdite

I dati mostrano che la severità degli incidenti sta crescendo e che l’impatto “alto/critico” è ormai la norma. Nel 2025, circa l’84% degli incidenti analizzati ha avuto impatto definito High o Critical (Rapporto Clusit, 2025). Non sono solo cresciuti gli attacchi: c’è più probabilità di fermo, più pressione su produzione e delivery, più costi indiretti (straordinari, penali, reputazione, clienti persi).

In parallelo, la superficie di rischio si è estesa fuori dai confini aziendali: Gartner ha stimato per il 2025 che il 45% delle organizzazioni abbia subito attacchi che passano dalla supply chain software. Oggi l’anello debole non è necessariamente l’azienda stessa: può essere un fornitore, un integratore, addirittura un servizio.

E poi c’è il tema più sottovalutato dai piani di security tradizionali: la fiducia. In un contesto in cui truffe e contenuti sintetici aumentano, Accenture rileva che quando decide di ingaggiare un fornitore il 62% delle persone considera la fiducia cruciale. Una violazione-fisica o cyber-non rompe solo sistemi: rompe la propensione all’acquisto e la disponibilità a restare clienti.

Il cambio di paradigma: anticipare, non più reagire

Qui sta il punto: la sicurezza AI‑centrica non è solo un miglioramento della tecnologia. È un modo diverso di gestire il rischio:

La domanda da portare in azienda cambia sostanzialmente: non “quanti attacchi siamo in grado di fermare”, ma quale business rendiamo possibile.

Sicurezza come abilitatore: tre ROI concreti e misurabili per le imprese

Per manufacturing, retail e logistica, la metrica più evidente resta la più semplice: quante ore di fermo evitiamo e quanta continuità garantiamo ai processi critici. Una postura di sicurezza proattiva-capace di unire fisico, cyber e (dove serve) OT-riduce la probabilità che un evento si trasformi in blocco operativo e accelera il passaggio dall’allarme alla decisione.

C’è però un livello ulteriore, spesso decisivo per il CFO: il ROI della sicurezza diventa davvero “positivo” quando abilita un’operatività data‑driven. Due esempi ricorrenti nelle medie imprese sono il monitoraggio dei macchinari industriali (telemetria, condition monitoring, manutenzione predittiva) e l’ottimizzazione dei percorsi delle flotte. Entrambi generano efficienza misurabile-meno fermi non pianificati, meno interventi urgenti, minori consumi e tempi di percorrenza-ma funzionano solo se dati, sensori, connettività e sistemi di controllo sono affidabili e protetti end‑to‑end. In altre parole: la sicurezza è il prerequisito che trasforma questi progetti da “pilota interessante” a miglioramento stabile di margini e servizio.

In questo scenario, l’AI applicata al monitoraggio (ad esempio sulla videoanalisi) aumenta la qualità del segnale operativo: riduce il rumore, qualifica gli eventi e rende più efficiente la gestione. Con un effetto finale misurabile: più incidenti evitati su siti critici-furti, sabotaggi e fermi inclusi.

Nel B2B la sicurezza è sempre meno “un requisito IT” e sempre più una condizione di acquisto. In pratica, la security diventa un acceleratore di vendita, perché riduce attriti e tempi nella qualifica fornitori, negli audit e nei vendor assessment. E può diventare anche un elemento premium: quando una gara si decide sulla capacità di garantire affidabilità e continuità, una postura di sicurezza dimostrabile smette di essere neutra e diventa differenziante.

Inoltre, la sicurezza impatta direttamente sul commerciale quando contribuisce a una riduzione dell’attrito correlato a incidenti e disservizi e, nei contesti più strutturati, a un miglioramento del win‑rate nelle gare con requisiti di sicurezza.

Essere “l’anello affidabile” oggi vale contratti, perché la supply chain è diventata una superficie d’attacco e, allo stesso tempo, un criterio di qualificazione. Quando un’azienda dimostra maturità su risk management, gestione delle terze parti e continuità operativa, entra più facilmente all’interno di supply chain complesse, subisce meno stop dovuti a richieste improvvise di compliance e riduce il rischio di percezione di “weak posture”. In molte filiere, questo si traduce in accesso a opportunità commerciali che altrimenti restano precluse.

Come si modifica la conversazione sul budget

In questo modo, la misura del successo non sarà più “quanti attacchi abbiamo fermato”, ma quali attività siamo riusciti ad abilitare e quale business abbiamo generato.


Visualizza la versione completa sul sito

Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.