Cyber insurance in crescita, ma la resilienza resta un miraggio

L'89% dei manager ritiene la propria azienda non adeguatamente protetta. Entro il 2028 il cybercrime costerà 14 trilioni di dollari.

Autore: Redazione SecurityOpenLab

Il cybercrime è la terza economia mondiale per dimensioni: entro il 2028 i costi legati alla criminalità informatica raggiungeranno i 14 mila miliardi di dollari, superando il PIL combinato di Germania, Giappone e India. È uno dei dati più emblematici del report Munich Re Global Cyber Risk and Insurance Survey 2026 condotto su oltre 9.500 intervistati in 20 Paesi.

Le contraddizioni sono di casa nel quadro tratteggiato dal report, con l'adozione tecnologica che accelera, ma la percezione di vulnerabilità che peggiora. A livello globale, l'89% degli executive ritiene che la propria organizzazione non sia adeguatamente protetta contro i cyberattacchi, contro l'81% registrato nel 2021. Le principali difficoltà nel rafforzare le difese sono la bassa consapevolezza dei dipendenti (40%), la mancanza di personale qualificato (31%) e la scarsa integrazione delle soluzioni di sicurezza (30%).

L'AI è oggi la tecnologia considerata più rilevante dal top management globale, di cui il 71% la considera una priorità strategica, davanti ad analytics, cloud, robotica e blockchain. Il 57% delle organizzazioni la utilizza già nelle operazioni quotidiane. Tuttavia, la sicurezza e la privacy dei dati preoccupano il 52% degli intervistati, i cyberattacchi il 42%. Munich Re segnala che la diffusione dell'AI renderà il cybercrime progressivamente più automatizzato, considerato anche che abbasserà le competenze necessarie per colpire organizzazioni di qualsiasi dimensione, PMI incluse.

Sul fronte infrastrutturale, il 98% delle aziende dichiara dipendenza da servizi cloud. Un'interruzione di un solo giorno potrebbe causare perdite superiori al 50% del fatturato giornaliero per l'11% delle imprese. I blackout cloud, intenzionali o accidentali, vengono indicati da Munich Re come uno dei principali rischi accumulativi del settore. Ransomware, Business Email Compromise, DDoS e violazioni dei dati restano i principali driver delle perdite assicurative.

Il 60% dei top manager globali si dichiara preoccupato o estremamente preoccupato per la possibilità di un attacco. Le percentuali più alte si registrano in India e Sudafrica (80%), Francia (71%) e Giappone (70%). L'Italia si colloca leggermente sotto la media globale, con il 52% dei C-level che esprime forte preoccupazione.

Sul mercato assicurativo, il 52% delle aziende afferma di aver ricevuto un'offerta di cyber insurance nel 2026 e il 43% sta valutando concretamente la sottoscrizione di una polizza, contro il 35% del 2021. Le motivazioni principali sono il rimborso delle perdite da business interruption e la copertura delle responsabilità legali (entrambe al 48%), seguite dall'accesso a servizi specialistici di risposta agli incidenti (43%).


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