Canale YouTube diffonde uno stealer insidioso

Lo stealer OnionPoison, diffuso tramite YouTube, raccoglie informazioni identificative che possono essere usate per risalire all’identità delle vittime.

Autore: Redazione SecurityOpenLab

Un video YouTube, un browser Tor e un malware sono gli ingredienti di una campagna malevola ancora in corso con l’obiettivo di consegnare agli attaccanti il pieno controllo dei computer delle vittime. A scoprirla sono stati i ricercatori del GReAT Team di Kaspersky, che hanno identificato diversi casi di infezione in Cina, ma il metodo può facilmente essere esportato ovunque.

Tutto ha inizio con un canale YouTube che conta oltre 170.000 iscritti, tramite il quale sono veicolati video esplicativi su Darknet su YouTube, a questi è associato un link dannoso nella barra di descrizione dei video, finora attivato da quasi 60mila iscritti. Il link porta a una versione infetta del browser Tor, che permette anche la raccolta di dati personali delle vittime.

La Cina risulta essere un “cliente” perfetto per questa campagna perché il browser Tor ufficiale è bloccato, quindi i cittadini ricorrono spesso al download di Tor da siti di terze parti per accedere in anonimato a contenuti vietati dal regime. La differenza fra l’originale e la versione malevola di Tor è che quest’ultima non è altrettanto privata: memorizza la cronologia di navigazione e tutti i dati che l’utente inserisce nei moduli dei siti web.


Inoltre, questa versione di distribuisce spyware per raccogliere vari dati personali e inviarli al server degli attaccanti. Lo stealer è OnionPoison, che permette anche di eseguire comandi di shell sul dispositivo della vittima. A differenza degli altri esponenti della sua categoria non sembra mostrare un particolare interesse nel raccogliere le password o i portafogli degli utenti. Tende invece a raccogliere le informazioni identificative delle vittime che possono essere usate per risalire alla loro identità, come la cronologia di navigazione, gli ID degli account dei social network e le reti Wi-Fi.

È proprio quest’ultimo dato a preoccupare, poiché sposta i rischi dalla vita digitale a quella reale. Gli attaccanti possono collezionare informazioni sulla vita personale della vittima, sulla sua famiglia o sull’indirizzo di casa. Inoltre, ci sono casi in cui i cyber criminali hanno usato le informazioni ottenute per ricattare la vittima.

Come spesso capita in questi casi, l’unica difesa è il buon senso: meglio non scaricare software da siti web sospetti di terze parti. Qualora non sia possibile usare i siti ufficiali, è possibile verificare l’autenticità dei programmi di installazione scaricati da fonti terze esaminando le loro firme digitali, che devono essere valide e con specificato il nome della società, a cui dovrebbe corrispondere il nome dello sviluppatore del software.


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