Più sicurezza per le PMI ferme a Windows 7

Microsoft apre anche alle PMI la strada del supporto a pagamento sino al 2023. Che resta una soluzione di ripiego.

Autore: Redazione SecurityOpenLab

Non è una apertura al supporto quasi indefinito di Windows 7. E non sembra nemmeno una decisione che Microsoft ha preso poi così volentieri. Ma per molte piccole-medie imprese potrebbe essere un aiuto in più, in attesa di una vera migrazione a Windows 10. Parliamo della apertura alle aziende di qualsiasi dimensione degli Extended Security Update, o ESU. Una forma di supporto esteso che permette di avere patch di sicurezza per i sistemi Windows 7 sino a fine 2022.

Ha senso supportare Windows 7 ancora a lungo? Alcuni numeri indicano di sì, perché la sua diffusione è ancora rilevante. Ad esempio, secondo i dati NetMarketShare dello scorso settembre, il traffico web generato da desktop Windows 7 è stato pari al 28 percento circa del traffico web globale. Rispetto, per fare un paragone, al 52 percento di Windows 10.

Si stima che una fetta importante dei sistemi Windows 7 sia nelle imprese di piccole e medie dimensioni. Che non eseguono aggiornamenti a Windows 10 perché non ne sentono la necessità, per non cambiare il loro hardware o perché usano vecchie applicazioni che non sono aggiornabili per Windows 10.
Il problema è che il 14 gennaio 2020 scadono i cinque anni di supporto esteso previsti da Microsoft per Windows 7. Oltre questa data l'unico modo per avere patch gratuite e regolari di sicurezza per il vecchio OS sono gli Extended Security Update. Che sono - o meglio, erano - validi sino a gennaio 2023 ma solo per le imprese con Windows 7 Professional e Windows 7 Enterprise in Volume Licensing. Quindi per le grandi aziende.

Ora Microsoft deve aver concluso che il problema di Windows 7 è più critico del previsto per le piccole e medie realtà. Ha infatti deciso di estendere la disponibilità - a pagamento, con un canone annuale progressivamente crescente - degli ESU alle aziende di qualsiasi dimensione. Resta la necessità di rivolgersi ad un partner Microsoft, perché la nuova iniziativa rientra nel programma Cloud Solution Provider (CSP).

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