Autore: Redazione SecurityOpenLab - Tempo di lettura 4 minuti.

Secondo il rapporto sulle previsioni della sicurezza informatica per il 2026, elaborato dai ricercatori di Check Point Software Technologies, il 2026 sarà segnato da una trasformazione profonda e irreversibile del panorama digitale. Informatica di nuova generazione, iper-automazione e intelligenza artificiale raggiungeranno un livello di maturità tale da rendere inevitabile un confronto globale sul tema della sicurezza informatica. Non si tratterà più di difendere singoli perimetri, ma di governare ecosistemi complessi, dinamici e interconnessi, in cui innovazione e rischio evolveranno alla stessa velocità.
La parola chiave del 2026 sarà convergenza. L’intelligenza artificiale non rappresenterà più una tecnologia verticale, ma diventerà il tessuto connettivo che unirà cloud, reti, applicazioni e sistemi fisici. Allo stesso tempo, la ricerca quantistica inizierà a mettere in discussione le basi matematiche della fiducia digitale, mentre l’evoluzione verso il Web 4.0 trasformerà Internet in uno spazio immersivo, persistente e sempre attivo. Questa convergenza ridisegnerà modelli economici e organizzativi, mettendo alla prova concetti consolidati di resilienza, governance e sicurezza. Il successo dipenderà non dall’adozione di singole tecnologie, ma dalla loro orchestrazione: prevenzione, trasparenza e agilità dovranno essere integrate in ogni livello operativo. La resilienza diventerà un processo continuo guidato da intelligenza adattiva.
Nel 2026 si affermerà l’IA agentica: sistemi autonomi capaci di ragionare, pianificare e agire con un intervento umano minimo. Questi agenti digitali eseguiranno strategie, assegneranno budget, monitoreranno linee di produzione e organizzeranno la logistica in tempo reale, aprendo nuove e significative lacune di governance. Sarà quindi centrale definire chi convalida le decisioni degli agenti, chi ne controlla la logica e chi interviene quando l’intento diverge dal risultato.
Il 2026 getterà inoltre le basi operative del Web 4.0, combinando calcolo spaziale, gemelli digitali e intelligenza artificiale a livello di sistema operativo. Città, infrastrutture critiche e impianti industriali inizieranno a funzionare attraverso modelli virtuali sincronizzati con il mondo fisico, capaci di visualizzare scenari di rischio prima di intervenire sull’ambiente reale. Questa evoluzione migliorerà la capacità decisionale, ma amplierà in modo significativo la superficie di attacco.
L’intelligenza artificiale diventerà un motore decisionale strategico anche per la sicurezza informatica. L’adozione accelerata dell’IA la renderà parte integrante della struttura operativa, modellando flussi di lavoro analitici e processi decisionali sempre più automatizzati e coerenti. Tuttavia, l’autenticità tecnica non garantirà più l’autenticità umana: ogni interfaccia uomo-macchina rappresenterà un potenziale punto di compromissione. Con la diffusione di deepfake e frodi conversazionali, l’identità stessa diventerà un vettore di attacco.
Gli attaccanti sfrutteranno tecniche come la prompt injection, inserendo istruzioni nascoste in testi, codice o documenti per manipolare l’output dei sistemi di IA, e il data poisoning, compromettendo i set di addestramento. Per questo, sarà essenziale che i CISO trattino i modelli di intelligenza artificiale come asset critici, proteggendo l’intero ciclo di vita, dallo sviluppo all’operatività.
La regolamentazione non sarà più reattiva. Quadri normativi come la direttiva NIS2 convergeranno sul principio che la sicurezza informatica deve essere misurabile e dimostrabile in tempo reale. La resilienza cesserà di essere una questione documentale e diventerà una prestazione continua, capace di determinare fiducia, conformità e accesso al mercato.
Inoltre, l’evoluzione del ransomware in operazioni di pressione sui dati porterà gli attaccanti a usare la reputazione come arma. La resilienza richiederà non solo il ripristino dei sistemi, ma soprattutto la prevenzione dell’esfiltrazione delle informazioni.
Il 2026 confermerà che la sicurezza dovrà estendersi all’intera catena del valore. Ogni fornitore, API e integrazione rappresenterà al tempo stesso un fattore abilitante e una superficie di attacco. Gli attaccanti sfrutteranno queste dipendenze per compromettere simultaneamente più organizzazioni, trasformando il punto più debole in un moltiplicatore di rischio. In ecosistemi iperconnessi, l’efficienza crescerà insieme ai rischi sistemici, amplificati dall’IA agentica e dall’iper-automazione.
Gli attaccanti non prenderanno di mira solo i sistemi, ma anche le identità, i comportamenti e le interazioni tra persone e tecnologia. Difendersi richiederà una convalida continua e dinamica, non controlli una tantum.
Per Check Point, la priorità continuerà a essere quella di anticipare e bloccare gli attacchi prima che si verifichino, sfruttare l’intelligenza artificiale in modo responsabile per contrastare minacce autonome, proteggere dispositivi, flussi di dati e servizi cloud come un unico ecosistema e unificare visibilità, analisi e controllo attraverso tutta l’organizzazione.