"L’angolo del filologo non digitale"
Questo è lo spazio in cui la cybersecurity incontra la buona vecchia filologia: un territorio pieno di vocaboli anglosassoni che traghettiamo nell’italiano spesso senza conoscerne davvero il significato. Qui Roberto Luca porta un po’ di cultura nello spazio cyber, quel tanto che può tornare sorprendentemente utile anche nella pratica quotidiana.
Questo articolo parla di comunicazione. Non pretende di fare una disamina del termine che, per inciso, implica una condivisione di qualche cosa di non marginale (cum = assieme + munus = incarico dovere funzione). Vuole, invece, ricordare gli aspetti più eclatanti dell’attuale “comunicare”: immediatezza, velocità, connessione costante grazie a Internet. Con conseguente semplificazione del linguaggio da un lato (riduzione del lessico impiegato) e frenesia della risposta dall’altro (non si riesce ad accettare che il destinatario sia assente o abbia necessità di meditare una risposta). Ne emerge con evidenza un fatto: la comunicazione ha perso la caratteristica di un sano rapporto tra due individui.
La storia che mi accingo a narrare ci riporta a un lontano passato, la guerra di Troia, dove l’esigenza di comunicare assume un aspetto salvifico.
L’universo del sovrano “omerico” (definito uomo eccellente o agathòs piuttosto che re, basilèus) è costituito dai suoi possedimenti. Egli è il detentore di una virtù che viene collegata alla capacità di promuovere successi e di difendere il proprio, cioè principalmente l’ambito domestico a capo del quale egli si trova. L’universo che lo circonda, infatti, è in larga parte ostile ed egli lo può affrontare soltanto grazie al possesso di una serie di cose e persone, le proprie risorse, la terra, i servitori, la sposa, sulle quali risulta fondata, in definitiva, la sua sopravvivenza e la sua autonomia. Così, ad esempio, colui che si trovi, per un qualche motivo, lontano dalla propria terra è costretto, per la sua stessa salvezza, a entrare in un altro mondo di relazioni, ad affidarsi in qualità di ospite-straniero ad un uomo eccellente che si dimostri ben disposto nei suoi confronti, nel nome della legge di Zeus. L’ospitalità diventa così l’azione concreta nei confronti di uno straniero: si traduce non in una generica manifestazione di affetto, bensì nella soddisfazione di alcuni bisogni essenziali, non un sentimento quanto un risultato. In questo modo l’ospitalità crea un vincolo stabile tra ospitante ed ospitato, un vincolo che chiama, ed anzi impone, una reciprocità.
Nei duelli individuali che caratterizzano i combattimenti nella guerra di Troia, un giorno si trovano casualmente di fronte Diomede, fortissimo guerriero acheo (greco) e Glauco, di nobile stirpe ma combattente modesto. La morte di quest’ultimo è già quasi un fatto certo, di fronte alla furia di Diomede. Per fortuna, prima di affondare i colpi mortali gli eroi omerici avevano l’abitudine di parlare, cioè di comunicare. E così ecco la scoperta inattesa. Nel momento in cui Glauco cita la sua discendenza, il guerriero greco rammenta che, per parte di padre, questi era stato un “ospite antico” della famiglia di Diomede. Di qui la folgorazione. Diomede è stabilmente legato a Glauco da un rapporto di ospitalità. Questa, infatti, è un vincolo che impone di essere ricambiato anche per le occasioni a venire, e la conseguenza di quel patto, fatto solo in apparenza sorprendente, esprime in modo chiaro la differenza sostanziale che intercorre tra la solidarietà individuale e qualsiasi altro tipo di alleanza, anche rispetto allo schieramento bellico.
L’esito è scontato: si depongano le armi ad anzi ci si scambi l’armatura perché tutti sappiano che tra i due esiste un legame di ospitalità. Certo Omero commenta che Glauco doveva aver perso il senno perché offre la sua armatura d’oro del valore di cento buoi, per un’armatura di bronzo del valore di nove buoi. Ma a noi interessa rilevare che il riconoscimento del legame esistente tra i due guerrieri è stato possibile soltanto grazie all’esigenza di comunicare. La parola in questo caso salva la vita di Glauco, e quindi, in questo caso, parlarsi è già salvarsi!
Parlare evita malintesi.
Parlare risolve i conflitti.
Parlare calma le paure.
Parlare ci guarisce.
Parlare ci unisce.
(Thomas Gordon, psicologo)
Roberto Luca, studioso del pensiero antico, ha pubblicato per i tipi de La Nuova Italia le edizioni commentate del Simposio e del Fedro di Platone. Del 2001 è il libro Eros & Epos. Il Lessico d’amore nei poemi omerici. Per Marsilio ha pubblicato Platone e la sapienza antica. Matematica, filosofia e armonia (2014), Labirinti dell’Eros. Da Omero a Platone (con un saggio di Massimo Cacciari, 2017). Nel 2024, sempre per Marsilio, La filosofia del riccio . Platonismo e scienza. Come manager ha collaborato per oltre 20 anni con aziende di primaria importanza, nel settore ICT.