: Lascia il tuo voto agli Italian Security Awards 2026
"L’angolo del filologo non digitale"
Questo è lo spazio in cui la cybersecurity incontra la buona vecchia filologia: un territorio pieno di vocaboli anglosassoni che traghettiamo nell’italiano spesso senza conoscerne davvero il significato. Qui Roberto Luca porta un po’ di cultura nello spazio cyber, quel tanto che può tornare sorprendentemente utile anche nella pratica quotidiana.
Dalla filosofia antica alla tecnologia moderna, la ricerca resta il vero presidio contro ogni oscurantismo.
Nell’informatica, almeno fino a qualche tempo fa, regnavano incontrastati gli operatori maschili. Oggi forse non è più così, ma la presenza femminile, per fortuna crescente, chiede ancora di essere riconosciuta come paritaria, se non superiore. E si tratta di un destino che la donna si trova affrontare da tempi immemorabili.
C'era una donna quindici secoli fa ad Alessandria d'Egitto il cui nome era Ipazia ( 370 circa – 415 d C). Fu matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento. Fu bellissima e amata dai suoi discepoli, pur respingendoli sempre. Fu fonte di scandalo e oracolo di moderazione. Ma su Ipazia e sull'intera umanità si abbatté la più grossa delle sventure: l'ascesa al potere della Chiesa cattolica e il patto di sangue stipulato con l'Impero romano agonizzante. Questo patto - oltre alla soppressione del paganesimo - prevedeva la cancellazione delle biblioteche, l’azzeramento della scienza e degli scienziati, l'annullamento del libero pensiero, della ricerca scientifica (nei concili di Cartagine, infatti, fu proibito a tutti - vescovi compresi - di studiare Aristotele, Platone, Euclide, Tolomeo, Pitagora etc.). Alla donna doveva essere impedito l'accesso alla religione, alla scuola, all'arte, alla scienza. In poche decine di anni il piano venne quasi interamente realizzato.
Partecipa agli ItalianSecurityAwards 2026 ed esprimi il tuo voto premiando le soluzioni di cybersecurity che reputi più innovative
Della sua vita e soprattutto delle sue opere non si hanno informazioni dirette, ma tanto si scrisse di lei e della sua orribile morte. E in ogni caso, sia nelle ricerche più rigorose, sia nelle narrazioni romanzate si staglia una figura unica, irripetibile per l’epoca, ma anche un simbolo per l’umanità e il libero pensiero. E soprattutto il dualismo che si stabilisce tra la conoscenza foriera di tolleranza (per Ipazia, ellenistica e “pagana”, tutte le religioni dovevano essere accolte e l’unico vero dio era il Logos o il pensiero) e l’ignoranza che è matrice di intolleranza, di violenza, di guerre.
Vengono alla mente le parole premonitrici, in questo caso rispetto agli esiti del nazismo, del filosofo Heinriche Heine che nell’ottocento scriveva:
”Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”.
Costantino non rese il cristianesimo la religione di Stato, ma con l'Editto di Milano (313 d.C.) sancì la libertà di culto, ponendo fine alle persecuzioni e favorendo la Chiesa. La svolta costantiniana trasformò il cristianesimo da fede perseguitata a religione favorita, gettando le basi per la successiva affermazione ufficiale con Teodosio nel 380 d.C. e al cristianesimo cattolico spetta il triste primato di aver contribuito a distruggere il principale patrimonio culturale dell’antichità: la biblioteca di Alessandria. Non stupiamoci se questo slancio incendiario, rigettato dalla cultura europea, oggi viene riferito altrove e attribuito principalmente al mondo islamico. I precursori, invece, sono a “casa nostra”.
Tornando al pensiero di Ipazia. Potrebbe essersi espressa così: è difficile, se non del tutto impossibile scrollarsi di dosso convinzioni che siano state dimostrate scientificamente, e d'altra parte alla filosofia spesso ripugna ammettere credenze comunemente vulgate. Orbene, non m'indurrò mai a persuadermi che l'anima abbia origine posteriore al corpo; e mai ammetterò che il cosmo e le sue parti siano destinate a perire; quanto alla resurrezione della quale tanto si parla, la ritengo tutt'al più qualcosa di misterioso e ineffabile e son ben lungi dal conformarmi alle opinioni del volgo.
Oltre che una filosofa platonica Ipazia era una "gran maestra" dal carisma quasi sacerdotale. C'era, nelle accademie platoniche, un risvolto esoterico, che implicava la trasmissione di conoscenze "segrete" - nel senso di non accessibili ai principianti, ma solo a una cerchia ristretta di iniziati - che riguardavano il divino. Oltre all'insegnamento pubblico (demosia), che teneva presso il Museo o altrove nel centro della città, sappiamo di riunioni "private" (idia), che teneva nella sua dimora, in un quartiere residenziale fuori mano, verde di giardini. Ipazia era poco incline alla frivolezza e aveva una natura ascetica. L'austerità di vita apparteneva ai princìpi della filosofia platonica e, nonostante fosse anche molto bella, in genere respingeva duramente chi si illudeva di poterla corteggiare. In particolare i suoi studenti, che confondevano pericolosamente l'amore platonico dell'allievo per il maestro con il desiderio amoroso. A questi Ipazia cercava di spiegare che l'eros intellettuale e la passione fisica dovevano essere considerati separati e distinti.
Come scrive Suida (ritenuto l’autore di un famoso Lessico del XII secolo), Ipazia era "eloquente e dialettica (dialektiké) nel parlare, ponderata e piena di senso civico (politiké) nell'agire, così che tutta la città aveva per lei un'autentica venerazione e le rendeva omaggio. E i capi politici venuti ad amministrare la polis erano i primi ad andare ad ascoltarla a casa sua. Perché, anche se il paganesimo era finito, comunque il nome della filosofia sembrava ancora grande e venerabile a quanti avevano le più importanti cariche cittadine (da Silvia Ronchey).
Nell'affresco La Scuola di Atene di Raffaello (Stanza della Segnatura, Musei Vaticani), molti studiosi identificano la figura vestita di bianco in primo piano sulla sinistra con Ipazia d'Alessandria. È l'unica donna rappresentata, simbolo della filosofia e della scienza, l’unica con uno sguardo rivolto allo spettatore e non piegato verso le sue opere. Del resto Ipazia univa allo studio una divulgazione non riservata alla scuola e agli studenti in senso stretto.
Immagine: provenienza Web, bassa risoluzione, nessun Copyright dichiarato. Lato sinistro dell’affresco
Ipazia è vicina forse a Parmenide, più in basso alla sua destra Pitagora (il quale aveva ammesso alla sua scuola le donne) ed Eraclito sulla sua sinistra. Come a testimoniare il nesso diretto tra l’antica filosofia e il pensiero dell’ultimo paganesimo (V secolo d.C.).
Non ci sono pervenute opera scritte di Ipazia, ma la sua figura è documentata negli scritti dei suoi allievi (tra cui Sinesio di Cirene) e degli storici dell’epoca.
Certo Ipazia si concentrò su una lettura filosofica e matematica del platonismo distaccandosi dalle pratiche magiche per concentrarsi sulla ragione e la crescita intellettuale. Credeva nell’armonia del cosmo e vedeva la filosofia come un cammino per purificare l’anima, elevandola attraverso la comprensione delle leggi universali.
Recita un epigramma dell’ Antologia palatina del IX secolo (IX,400)
«Quando ti vedo mi prostro davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine,
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza delle parole,
astro incontaminato della sapiente cultura».
Rimane anche oggi l’immagine imperitura di una figura che ha saputo incarnare lo spirito libero della ricerca e dalla sapienza. Un esempio e un monito incoraggiante per tutte le donne!
Roberto Luca, studioso del pensiero antico, ha pubblicato per i tipi de La Nuova Italia le edizioni commentate del Simposio e del Fedro di Platone. Del 2001 è il libro Eros & Epos. Il Lessico d’amore nei poemi omerici. Per Marsilio ha pubblicato Platone e la sapienza antica. Matematica, filosofia e armonia (2014), Labirinti dell’Eros. Da Omero a Platone (con un saggio di Massimo Cacciari, 2017). Nel 2024, sempre per Marsilio, La filosofia del riccio . Platonismo e scienza. Come manager ha collaborato per oltre 20 anni con aziende di primaria importanza, nel settore ICT.