>
▾ G11 Media: | ChannelCity | ImpresaCity | SecurityOpenLab | Italian Channel Awards | Italian Project Awards | Italian Security Awards | ...

Fase Nomination: lascia il tuo voto agli Italian Security Awards 2026

"L’angolo del filologo non digitale"

Questo è lo spazio in cui la cybersecurity incontra la buona vecchia filologia: un territorio pieno di vocaboli anglosassoni che traghettiamo nell’italiano spesso senza conoscerne davvero il significato. Qui Roberto Luca porta un po’ di cultura nello spazio cyber, quel tanto che può tornare sorprendentemente utile anche nella pratica quotidiana.

Che cos'è davvero un'immagine? Da Omero a Platone, oltre il significato informatico

Dall'aspetto eroico di Omero all'idea platonica, fino alla specie di Aristotele: il lungo cammino della parola "immagine" rivela quanto la sua radice greca eídos sia ben più profonda di un semplice file digitale.

Che cos'è davvero un'immagine? Da Omero a Platone, oltre il significato informatico

Fonte: AI ChatGPT

In informatica, il termine "immagine" può riferirsi a concetti molto diversi. Un'immagine digitale (foto o grafica), costituita da una griglia di pixel. Oppure l'immagine di un sistema (backup completo) o un file. Spesso in quest’ultimo senso si impiega l’espressione “fare l’immagine”.

Nel lessico greco, immagine è reso con il termine eídos che significa principalmente "forma" o "aspetto esteriore". Deriva dalla radice del verbo horào - eidon (vedere). La parola ha attraversato un'evoluzione semantica fondamentale, muovendo da una dimensione fisica e visiva a un concetto filosofico di natura astratta e intellettuale. Per questa ragione il breve percorso che qui proponiamo finisce per affrontare, senza alcuna pretesa di esaustività, alcuni dei principali nodi filosofici del pensiero occidentale.

I poemi omerici

Omero esprime il significato originario del termine in alcuni passaggi molto conosciuti:

Iliade, Libro III, vv 38-39: In questo passo Ettore rimprovera duramente il fratello Paride per la sua viltà sul campo di battaglia. La bellezza del principe troiano è considerata inutile senza il coraggio bellico:

maledetto sia dunque Paride, bellissimo d'aspetto (eídos), pazzo per le donne, seduttore, ma cattivo soldato.

Iliade, Libro XXIV, v.630: dopo che il re Priamo si reca segretamente nella tenda di Achille per riscattare il corpo del figlio Ettore, i due nemici si guardano con reciproco stupore e rispetto per la loro maestosità. E non può mancare nel vecchio sovrano di Troia un momento di ammirazione:

Achille infatti sembrava simile agli dei; e a sua volta Achille ammirava Priamo, guardandone l'aspetto (eídos) e ascoltandone il parlare.

Odissea, Libro VIII, vv. 166-177: durante i giochi presso i Feaci, il giovane Eurialo insulta Odisseo, dicendogli che non ha la figura di un atleta. Odisseo risponde con un discorso fondamentale sulla separazione tra possanza fisica e intelligenza. Gli dei non danno a tutti gli uomini i doni più graditi, né la statura, né l'ingegno, né l'eloquenza. Un uomo infatti può essere inferiore per aspetto (eídos), ma il dio corona di grazia le sue parole. Odisseo teorizza esplicitamente una distribuzione disuguale:

l'eídos (l'avvenenza esteriore) e le phrénes (la mente, l'intelligenza, ma anche il coraggio) viaggiano su binari separati.

Perciò Odisseo non è inferiore agli altri guerrieri achei, anzi proprio lui, attraverso lo stratagemma del cavallo di legno, pone fine alla decennale guerra di Troia..

Odissea, Libro XI, v. 469: Nel regno dei morti, Odisseo incontra le ombre dei suoi vecchi compagni d'arme di Troia,

l'anima (una pallida ombra) di Patroclo e dell'irreprensibile Antiloco, e di Aiace, che era il migliore per aspetto (eídos) e per statura (phyen)..."

L'accostamento frequente tra eídos e phyen (la crescita/struttura corporea) ribadisce la natura visiva e fisica del termine nel mondo omerico.

In Platone : eìdos e idéa

(sempre derivati dal predicato “ vedere”)

La teoria delle Idee è sempre stata considerata la dottrina principale e irrinunciabile di Platone (metafisica Platonica). E tuttavia è lo stesso filosofo ateniese a sottoporre questa dottrina a una serrata critica nel dialogo denominato Parmenide. Di recente si preferisce attenuare il significato di dottrina delle Idee (intesa come teoria compiuta). In qualche caso negandone un’esistenza; d’altra parte si pone l’accento sul fatto che solo l’anima disincarnata può conoscere le idee (Fedone, 66e-67a), cioè avere una conoscenza delle vere realtà di cui un pallido ricordo permane nella vita di quaggiù. In questa vita, infatti, l’uomo deve accontentarsi del metodo più debole offerto dai lògoi (discorsi - cfr Fedone, 99c-100a): non della visione, dunque, ma della conoscenza che si realizza attraverso l’attività dialogica di interrogare e rispondere e, più in general, e con l’esercizio di un sapere proposizionale.

Viene trascurato il fatto che il termine maggiormente ricorrente a quest’ambito è “ipotesi”. Al modo dei geometri, appunto. Il nesso di tali ipotesi geometriche con gli aspetti valoriali delle idee è offerto da un passo del Menone. Leggiamo il brano che può modificare l’interpretazione del nucleo centrale del pensiero di Platone. Ne vale la pena:

Concedimi di esaminare per ipotesi [ex hypotheseos] se la virtù possa essere insegnata o no. Dico “per ipotesi” il modo in cui i geometri spesso fanno le loro ricerche, quando qualcuno li interroga, per esempio a proposito di una figura, se questa figura triangolare possa essere iscritta in un determinato cerchio, la risposta sarebbe: Non so ancora se questa figura abbia questa proprietà, ma credo sia di qualche vantaggio alla questione fare un’ipotesi di tal genere […]  E cosi faremo anche noi riguardo alla virtù, dato che non sappiamo né cosa essa sia né quale sia, esaminiamo per ipotesi, se possa o meno essere insegnata, dicendo cosi: se la virtù è di una certa natura tra le cose che riguardano l’anima, sarebbe insegnabile o non insegnabile? Innanzi tutto, se è altra cosa o simile alla scienza, e insegnabile o no? oppure, come dicevamo poco fa, si può ricordare – non fa nessuna differenza per noi se ci serviamo di un nome o di un altro – ma quindi e insegnabile? o e chiaro a tutti che all’uomo non si insegna nient’altro che la scienza? (86e-87c)

Di qui l’interpretazione del pensiero platonico muove verso una evidente prevalenza del significato epistemologico (e non metafisico) dell’idea platonica

Aristotele

In Aristotele, i termini eídos e ghénos, che spesso traduciamo rispettivamente come specie e genere, sono i pilastri fondamentali della sua logica e della sua biologia.

La relazione tra Genere e Specie. Il rapporto tra genere e specie è un rapporto di inclusione e specificazione.

Il Genere (ghénos) è la classe più ampia, che raccoglie sotto di sé più cose diverse che però condividono una natura comune di fondo. Ad esempio, Animale.

La Specie (eídos) è la classe più ristretta, ottenuta "tagliando" il genere attraverso una caratteristica unica chiamata differenza specifica. Ad esempio, Essere Umano.

Se volessimo metterla nei termini di una celebre formula aristotelica:

Specie = Genere+Differenza Specifica

Se il genere è Animale e la differenza specifica è razionale (la caratteristica che isola l'uomo da tutti gli altri animali), la specie risultante è appunto Uomo.

I due livelli del pensiero aristotelico

Aristotele usa éidos e ghénos principalmente in due ambiti, e il significato cambia leggermente sfumatura:

  • Nelle sue opere logiche, Aristotele distingue tra sostanze prime e sostanze seconde. 

Sostanza prima è l'individuo concreto (questo cavallo, quel gatto, Socrate), che esiste in modo autonomo.

Sostanza seconda corrisponde ai generi e le specie a cui l'individuo appartiene. L'essere umano o l'animale non esistono da soli, ma esistono solo incarnati negli individui, e tuttavia esprimono l'essenza (il "che cos'è") di quella sostanza prima.

  • Nella Biologia e nella Metafisica eídos assume spesso il significato di Forma (in contrapposizione alla materia). Nella riproduzione biologica, ad esempio, Aristotele sostiene che il genitore maschio trasmetta l' eídos (la forma della specie, il progetto biologico) alla materia fornita dalla femmina. In questo senso, la specie non è solo un'etichetta mentale, ma è una realtà biologica reale che fa sì che da un cavallo nasca sempre un cavallo e non un altro animale.

Nella logica di Aristotele questi concetti sono relativi. Quello che è "specie" in un contesto può diventare "genere" in un altro. Quadrato è una specie del genere Rettangolo. Ma Rettangolo è a sua volta una specie del genere Poligono.

L'unica cosa che non cambia mai è l'individuo specifico alla base (la sostanza prima), che non può mai essere genere di nulla.

Per concludere

Mi rendo conto che la parola da cui siamo partiti suscita un’istanza di approfondimento che questa pagina non può minimamente colmare. Ma almeno cercare di suscitare una curiosità attorno ad un termine, da cui derivano gli impieghi più disparati ma sempre significativi,  curiosità che può aiutare a muoversi con una maggiore consapevolezza anche in un lessico filosofico.

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato
Iscriviti alla nostra Newsletter Gratuita. Iscriviti
Rimani sempre aggiornato, seguici su Google News! Seguici

Roberto Luca

Roberto Luca, studioso del pensiero antico, ha pubblicato per i tipi de La Nuova Italia le edizioni commentate del Simposio e del Fedro di Platone. Del 2001 è il libro Eros & Epos. Il Lessico d’amore nei poemi omerici. Per Marsilio ha pubblicato Platone e la sapienza antica. Matematica, filosofia e armonia (2014), Labirinti dell’Eros. Da Omero a Platone (con un saggio di Massimo Cacciari, 2017). Nel 2024, sempre per Marsilio, La filosofia del riccio . Platonismo e scienza. Come manager ha collaborato per oltre 20 anni con aziende di primaria importanza, nel settore ICT.

Iscriviti alla nostra newsletter

Soluzioni B2B per il Mercato delle Imprese e per la Pubblica Amministrazione

Iscriviti alla newsletter

>
www.securityopenlab.it - 8.5.7 - 4.6.4