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"L’angolo del filologo non digitale"

Questo è lo spazio in cui la cybersecurity incontra la buona vecchia filologia: un territorio pieno di vocaboli anglosassoni che traghettiamo nell’italiano spesso senza conoscerne davvero il significato. Qui Roberto Luca porta un po’ di cultura nello spazio cyber, quel tanto che può tornare sorprendentemente utile anche nella pratica quotidiana.

La memoria che non dimentica

In un mondo che archivia tutto, dimenticare resta l'ultima forma di libertà, il respiro necessario che rende possibile pensare, creare e stupirsi di nuovo.

La memoria che non dimentica

La memoria informatica è il sottosistema del computer che conserva dati e istruzioni per l'elaborazione. Si divide principalmente in memoria primaria (RAM), volatile e veloce per i processi attivi, e memoria di massa (SSD, HDD), non volatile e permanente per l'archiviazione a lungo termine. Si tratta di cose note agli utenti del blog, non è necessario perciò dilungarsi.

Però l’uomo dimentica.. per fortuna!

In altro articolo abbiamo fatto riferimento alla critica che Platone muove alla scrittura. Thamus, sovrano egizio, contesta Theuth perché i segni della  scrittura, inventata dal dio, non avrebbero provocato una maggiore sapienza per gli egizi, anzi. Fidandosi di quelli, avrebbero visto indebolirsi le proprie capacità mnemoniche sulle quali è fondata una vera conoscenza umana. La scrittura, per analogia, come la memoria di massa, sempre rintracciabile, e la memoria umana come la RAM. Tuttavia, l’uomo per sua natura dimentica, e per fortuna!  Vedremo perché con l’aiuto di qualche riferimento letterario.

Borges e l’uomo che non sapeva dimenticare

Si chiamava Funes ed era l’uomo della memoria. J.L.Borges, in un racconto del 1942, ci parla di un individuo che, sin dalla giovane età, si faceva notare per la sua stranezza; in particolare sapeva sempre l’ora come un orologio. Disgraziatamente, un incidente a cavallo lo aveva reso, all’età di diciannove anni, paralizzato senza speranza. Però era accaduto un fatto: l’uomo aveva acquisito da allora una memoria indelebile rispetto ad ogni cosa udita e letta. Ma ecco la prima importante contraddizione: due o tre volte aveva ricostruito un giorno intero, nei minimi dettagli. Ma la ricostruzione aveva richiesto per ogni giorno… un giorno intero!

Era solito dire di avere più ricordi di quanti ne avranno tutti gli uomini da quando il mondo è mondo. Ricordava non solo ogni foglia di ogni albero di ogni bosco, ma ognuna delle volte che l’aveva percepita o immaginata. Il meno importante dei suoi ricordi era più minuzioso e più vivo della nostra percezione di un godimento o di un tormento fisico. Ed ecco la seconda contraddizione: si sospettava, scrive Borges, che non fosse capace di pensare, perché pensare significa dimenticare le differenze. Significa generalizzare, astrarre. Nel mondo di Funes invece non c’erano altro che dettagli, stipati nella sua mente.

Il dettaglio non esprime conoscenza, perché ricordare perfettamente frammenta la memoria stessa in una molteplicità senza un io che coordina i ricordi. Per questo è importante dimenticare!

Analogo il caso di Solomon Shereshevsky, spesso descritto come “l’uomo che non riusciva a dimenticare”: ricordava in maniera estremamente precisa dettagli della sua vita e delle sue esperienze, non solo dopo pochi minuti o dopo pochi giorni, ma anche a decenni di distanza. Questa sua eccezionale abilità venne descritta dal medico sovietico Alexander Lurja, considerato uno dei capostipiti della neuropsicologia, che lo sottopose a vari test e lo studiò in un arco di tempo di circa trent’anni. All’abilità di Solomon si accompagnava una analoga disabilità: viveva in un modo di particolari, che gli rendeva difficoltoso anche il comunicare.  Ciò che mancava a Solomon, come a Funes, era la capacità di astrazione, condizione basilare del pensare. Non vi erano esperienze, ma un fluire di frammenti percettivi (fotogrammi), senza un io capace di distinguere se stesso dalle proprie esperienze. Poiché la percezione richiede di collegare impressioni nel corso del tempo, di sorvolare sulle differenze minime abbastanza per essere un io che abbraccia momenti distinti. Veder tutto simultaneamente distrugge la conoscenza che è fatta di relazioni e nessi.

Elogio della dimenticanza: “le tasche leggere”!

In un’epoca che ha fatto dell’archiviazione totale il suo dogma e della memoria digitale il suo altare, tessere l’elogio della dimenticanza può sembrare una follia. Eppure, l’oblio non è il fallimento della mente, ma la sua più alta forma di igiene; non è un vuoto, ma il respiro necessario tra una parola e l’altra.

Ecco perché dovremmo celebrare l’arte di dimenticare:

1. La Dimenticanza come Libertà

La memoria conserva, ma la dimenticanza libera. Essa agisce come un setaccio che trattiene l'essenziale e lascia scivolare via il superfluo, permettendoci di svegliarci ogni mattina senza l'ingombro dei fantasmi di ieri.

2. Il Giardino della Mente

Per imparare qualcosa di nuovo, dobbiamo spesso disimparare il vecchio. Per creare, dobbiamo dimenticare i modelli che ci precedono, altrimenti saremmo solo dei ripetitori, mai dei “creatori”.

3. L'Incanto della Sorpresa

Cosa sarebbe la vita se ricordassimo ogni dettaglio di ogni film già visto, ogni sfumatura di ogni tramonto, ogni parola di ogni libro? La dimenticanza ci restituisce lo stupore. Ci permette di rileggere un classico e trovarvi un segreto nuovo, di tornare in un luogo caro e sentirlo diverso. In conclusione, dovremmo guardare alla dimenticanza non come a un nemico che ci deruba dell'identità, ma come a un alleato silenzioso. È la tela bianca che rende possibile il dipinto, il silenzio che dà senso alla musica.

In un mondo che non scorda nulla, dimenticare è l'ultimo, vero atto di ribellione e di salute. Perché, in fin dei conti, per poter camminare spediti verso il futuro, bisogna avere le tasche leggere.

Buona cosa è la dimenticanza!

Altrimenti come farebbe il figlio ad allontanarsi
Dalla madre che lo ha allattato?
Che gli ha dato la forza delle membra
e lo trattiene per metterle alla prova? 

Oppure come farebbe l’allievo
ad abbandonare il maestro
che gli ha dato il sapere?
Quando il sapere è dato
l’allievo deve mettersi in cammino. 

[…] 

Chi è stato sbattuto a terra sei volte 
Come potrebbe risollevarsi la settima
per rivoltare il suolo pietroso,
per rischiare il volo nel cielo? 
La fragilità della memoria 
dà forza agli uomini. 

(Bertolt Brecht, 1938)
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Roberto Luca

Roberto Luca, studioso del pensiero antico, ha pubblicato per i tipi de La Nuova Italia le edizioni commentate del Simposio e del Fedro di Platone. Del 2001 è il libro Eros & Epos. Il Lessico d’amore nei poemi omerici. Per Marsilio ha pubblicato Platone e la sapienza antica. Matematica, filosofia e armonia (2014), Labirinti dell’Eros. Da Omero a Platone (con un saggio di Massimo Cacciari, 2017). Nel 2024, sempre per Marsilio, La filosofia del riccio . Platonismo e scienza. Come manager ha collaborato per oltre 20 anni con aziende di primaria importanza, nel settore ICT.

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