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Le eccezioni alle policy di sicurezza espongono le aziende

Tutte le aziende hanno concesso almeno un'eccezione alle policy di sicurezza negli ultimi 12 mesi, con effetti diretti sull'operatività aziendale.

Le eccezioni alle policy di sicurezza espongono le aziende
Tecnologie/Scenari

Il conflitto fra sicurezza e velocità operativa continua nelle aziende, e la sicurezza ha quasi sempre la peggio. È l’estrema sintesi di quello che emerge dal report Trading Safety for Speed: The Rise of the Exception Economy, pubblicato da Replica Cyber. Il dato più significativo è che il 100% delle aziende intervistate ha concesso almeno un'eccezione alle proprie policy di sicurezza o di compliance nel corso degli ultimi 12 mesi. Le eccezioni, nate come misura temporanea e circoscritta, si sono poi trasformate nella norma operativa.

Il 63% dei casi ha riferito di eccezioni concesse attraverso un processo documentato e approvato. Il restante 33,5% è invece avvenuto tramite workaround informali, senza tracciabilità né supervisione adeguata. Queste ultime sono insidiose perché rendono impossibile una valutazione del rischio effettivo e tendono a perpetuarsi nel tempo senza che nessuno ne rilevi la presenza. Il meccanismo che porta dalla singola eccezione alla cultura del workaround diffuso è ben ricostruito nel report. Ecco un esempio classico: il marketing adotta uno strumento di AI open source produttivo ma non validato dalla sicurezza; ottiene un'eccezione temporanea; nel tempo costruisce flussi di lavoro complessi attorno a quell'strumento; quando il team di sicurezza identifica un'alternativa più sicura, i costi di migrazione rendono il cambiamento impraticabile. L'eccezione temporanea diventa strutturale.

A peggiorare le cose, la gerarchia organizzativa alimenta il fenomeno: più è alto il livello del dirigente che richiede un'eccezione, più è probabile che venga accordata. L'assunzione implicita è che i manager senior valutino consapevolmente i rischi prima di chiedere deroghe, ma i dati del report suggeriscono che spesso non è così, e che poi l'esempio negativo si diffonde verso il basso nella scala gerarchica.

L'impatto sull'operatività aziendale è diretto e misurabile. Il 39% delle organizzazioni ha ritardato o annullato iniziative di espansione su nuovi mercati, lanci di prodotto, operazioni di M&A o deployment di AI perché non riusciva a condurre queste attività in modo sicuro; il 20% ha cancellato del tutto progetti ad alto rischio. Parallelamente, il report evidenzia una frattura tra la percezione del management e la realtà operativa: il top management sopravvaluta la prontezza operativa della sicurezza, ma i manager di cybersecurity sanno bene che la situazione non è così ottimistica.

Solo un responsabile della cybersecurity su tre si dichiara fiducioso che la proprietà intellettuale, le identità e l'infrastruttura della propria azienda siano adeguatamente protette durante le attività ad alto rischio, che includono per esempio ricerca strategica e sviluppo di proprietà intellettuale, sperimentazione di AI e LLM su dati sensibili, operazioni di OSINT, risposta agli incidenti, analisi di malware e operazioni M&A.

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