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Agentic AI e la corsa alle infrastrutture pronte per l’intelligenza artificiale

L’AI agentica diventa operativa e spinge le imprese a investire in infrastrutture, dati unificati e modelli ibridi per sostenere sistemi autonomi su larga scala.

Agentic AI e la corsa alle infrastrutture pronte per l’intelligenza artificiale
Tecnologie/Scenari

Nel 2026, due forze stanno ridefinendo il modo in cui le imprese progettano, proteggono e gestiscono gli ambienti cloud. Da un lato, l’AI autonoma e agentica sta diventando un elemento strutturale nei processi di sicurezza, DevOps e IT operations. Dall’altro, le aziende stanno investendo in modo sempre più importante nelle infrastrutture necessarie a sostenere questi sistemi su larga scala.

Secondo le stime di Gartner, la spesa globale per l’AI raggiungerà i 2.520 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita dell’infrastruttura AI vicina al 49% e un peso sempre più rilevante sul totale degli investimenti. Questo scenario riflette un cambiamento più ampio nel cloud: le organizzazioni sono passate dalla sperimentazione dell’AI in ambito edge all’integrazione nei workflow centrali. La fase successiva consiste nel realizzare basi dati solide, modelli di deployment flessibili ed economie sostenibili per supportare sistemi autonomi su larga scala.

L’AI agentica passa dal ruolo di supporto a quello operativo

L’AI agentica rappresenta una naturale evoluzione in contesti sempre più complessi e dinamici, dove la gestione manuale non è più sufficiente. Nel 2026, gli agenti autonomi diventano un vero e proprio modello operativo per gli ambienti cloud. Non sono più semplici assistenti sperimentali, ma sistemi in grado di analizzare dati, prendere decisioni e coordinare workflow, sempre sotto la supervisione umana.

Paolo Cecchi, Area VP Sales della Mediterranean Region di SentinelOne

Questa trasformazione è particolarmente evidente nelle operazioni cloud, nella sicurezza e nel DevOps. Le aziende iniziano ad affidare agli agenti AI attività di analisi di routine, riducendo la necessità di intervento umano per la gestione degli alert, l’indagine sugli incidenti e la correlazione delle informazioni tra strumenti diversi. L’obiettivo è chiaro: liberare i team da attività tattiche per concentrarsi su strategia e governance, lasciando ai sistemi autonomi l’esecuzione quotidiana.

Alla base di tutto c’è un principio fondamentale: non esiste AI senza dati. L’efficacia dell’AI agentica dipende direttamente dalla qualità, dalla struttura e dalla tempestività dei dati disponibili. Per questo motivo, cresce l’attenzione verso modelli di dati unificati e standard aperti, che permettano agli algoritmi di lavorare su informazioni affidabili e coerenti. La condivisione del contesto e la consistenza dei dati diventano elementi chiave per scalare l’AI in ambienti complessi.

Un esempio concreto è rappresentato dalla cybersecurity. Integrare alert, telemetria e contesto tra workload cloud, identità e applicazioni consente di individuare e rispondere alle minacce in modo più rapido ed efficace. Il valore reale emerge quando questi alert vengono correlati e analizzati insieme, anziché isolatamente. In questo modo si riducono le zone cieche, si limitano i passaggi tra team e strumenti e si costruisce un sistema di sicurezza coordinato, non più frammentato.

Il punto chiave: le operazioni di sicurezza autonome richiedono pipeline di dati completamente integrate e sistemi AI capaci non solo di inviare alert, ma anche di agire.

Le imprese accelerano sugli investimenti infrastrutturali

Con l’aumento della complessità dei workload legati all’AI generativa e agentica, le aziende stanno ripensando il modo in cui garantire prestazioni affidabili senza far esplodere i costi. Anche la scelta di dove eseguire l’AI diventa una decisione strategica.

Man mano che l’AI entra nelle operazioni quotidiane cresce l’attenzione verso il controllo dei dati: dove vengono archiviati, come vengono trasferiti e dove vengono analizzati. Le aziende che operano in settori regolamentati o gestiscono dati sensibili stanno rivedendo le proprie scelte di deployment, privilegiando aspetti come privacy, residenza del dato e conformità normativa, oltre alle prestazioni.

Di conseguenza, aumentano le soluzioni ibride e on-premise, che permettono di eseguire l’AI vicino ai dati o in ambienti maggiormente controllati. Parallelamente, le organizzazioni negoziano nuovi modelli di pricing con i fornitori, per mantenere sotto controllo i costi legati all’AI. Questa flessibilità diventa centrale nelle strategie aziendali, consentendo di bilanciare innovazione, rischio e sostenibilità economica.

Con la crescita delle operazioni di sicurezza basate su AI, emergono anche nuove sfide legate alla “data gravity” e ai costi di ingestione. La quantità di telemetria necessaria per alimentare sistemi autonomi rende il movimento e la gestione dei dati una questione strategica. Diventa quindi essenziale progettare fin dall’inizio architetture e modelli economici adeguati.

Dalla sperimentazione alle fondamenta

Il 2026 segna un punto di svolta nel modo in cui le imprese concepiscono l’AI nel cloud. Gli agenti autonomi stanno passando dalla teoria alla pratica, le pipeline di dati intelligenti diventano imprescindibili e le decisioni infrastrutturali sono sempre più guidate dalle esigenze dell’AI.

Queste tendenze delineano un futuro in cui l’AI non è più un componente accessorio, ma una vera e propria infrastruttura di base: il livello su cui si costruiscono, si proteggono e si gestiscono gli ambienti cloud di nuova generazione.

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