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TrendAI adotta Claude Opus 5 per priorità vulnerabilità e virtual patching

TrendAI integra Claude Opus 5 nei processi di definizione delle priorità per il patching virtuale negli ambienti ibridi.

TrendAI adotta Claude Opus 5 per priorità vulnerabilità e virtual patching
Tecnologie/Scenari

TrendAI ha annunciato che userà Claude Opus 5 per supportare i team di sicurezza nella conversione delle informazioni sulle vulnerabilità in interventi di protezione più rapidi. L'iniziativa nasce dalla collaborazione già in essere tra TrendAI e Anthropic su Claude Opus 4.8 ed estende lo stesso approccio difensivo a un modello che introduce capacità di ragionamento avanzato, workflow agentici e analisi a lungo termine. Come noto, l'AI semplifica l'individuazione delle vulnerabilità, tuttavia questo dato di fatto sta spostando la difficoltà sulla capacità di proteggere le organizzazioni prima che il software possa essere corretto in modo definitivo tramite patch tradizionale, ed è in questo ambito che si colloca l'impiego di Opus 5.

TrendAI partecipa al Cyber Verification Program di Anthropic e prevede di implementare Claude Opus 5 nella sicurezza difensiva non appena sarà disponibile l'accesso. Il modello risulta compatibile con la modalità Zero Data Retention che TrendAI condivide. L'attività coinvolge anche TrendAI Threat Research, dove i modelli AI vengono combinati con il motore proprietario di intelligence dell'azienda e con l'esperienza degli analisti interni per generare informazioni di intelligence prima della loro divulgazione pubblica. Questi dati alimentano la piattaforma TrendAI Vision One, così da contribuire ad aumentare l’efficacia di rilevamento, l’approfondimento dell’analisi forense e l’erogazione di una protezione proattiva basata sull'applicazione di patch virtuali.

Le funzionalità introdotte supportano la piattaforma Vision One nell'aiutare analisti della sicurezza, team AppSec e team SOC a dare priorità alle esposizioni, mappare i percorsi di attacco e accelerare le attività di mitigazione, inclusa l'applicazione di patch virtuali, negli ambienti ibridi. L'obiettivo dichiarato è trasformare la gestione delle vulnerabilità da un processo di scansione statico a un workflow di mitigazione del rischio più rapido e contestualizzato.

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