: Lascia il tuo voto agli Italian Security Awards 2026
Testi nascosti generati con l'AI e servizi cloud legittimi permettono ai cyber criminali di superare i filtri e creare pagine di login indistinguibili da quelle reali.
Oltre un milione di attacchi phishing a tema retail ha sfruttato dallo scorso aprile tecniche di text salting per aggirare i filtri di sicurezza basati su intelligenza artificiale; nello stesso periodo un diffuso kit di phishing-as-a-service, LogoKit, si è trasformato in una piattaforma capace di ricostruire in tempo reale l'ambiente digitale autentico di ogni singola vittima. Lo rivelano due distinte ricerche pubblicate dal team Threat Analyst di Barracuda Networks, che insieme restituiscono l'immagine di un ecosistema criminale che sta convergendo su automazione, servizi cloud commerciali e GenAI per rendere le esche di phishing più difficili da individuare, sia per i sistemi di sicurezza sia per gli utenti finali.
Il primo ostacolo che un'email malevola deve superare è quello dei filtri antispam e dei motori di analisi basati su AI. La tecnica text salting consiste nel nascondere all'interno del messaggio ampi blocchi di testo innocuo, di modo da diluire la concentrazione di parole considerate a rischio come rewards, expires o card. Il contenuto occultato riporta storie casuali, appunti generici o frammenti di conversazione con termini ricorrenti come puppy, training, notes, task, rhythm e book, mentre il messaggio realmente visibile alla vittima mantiene intatta l'urgenza tipica dell'esca, come premi in scadenza, punti fedeltà o carte regalo da riscattare entro poche ore.
Per mascherare questi blocchi di testo dagli occhi dell'utente senza comprometterne la lettura da parte dei motori di scansione, gli attaccanti sovrappongono più tecniche di occultamento, così che l'eventuale rilevamento di una non comprometta le altre. Tra queste si riscontra l'uso di istruzioni CSS che azzerano l'area visibile del blocco di testo o ne riducono a zero altezza e interlinea. A questo si affianca la tecnica nota come Zero Font, che consiste nell'inserire frammenti di testo casuale direttamente dentro le parole chiave del messaggio, impostandone la dimensione del carattere a zero. Il risultato è una frase come "your pass [testo casuale] word expired" che il motore di scansione legge come stringa spezzata e non riconosce, mentre l'utente visualizza correttamente: your password expired.

Le infrastrutture usate per veicolare questi messaggi non sono improvvisate. I ricercatori hanno osservato l'impiego di siti legittimi compromessi o di domini lookalike configurati con protocolli di autenticazione email standard come il DKIM, di modo da rafforzare la percezione di legittimità del messaggio agli occhi dei gateway di sicurezza.
Il punto più critico riguarda proprio l'efficacia di questa tecnica contro i sistemi di analisi basati su modelli linguistici di grandi dimensioni. Un LLM che elabora il codice sorgente grezzo di un'email, senza essere stato istruito a riconoscere quale porzione di testo sia effettivamente invisibile all'utente, può avere una prospettiva che distorce intento, tono e livello di rischio del messaggio. Questo significa che il modello può essere condizionato da informazioni che il destinatario umano non vedrà mai, e classificare come legittimo un messaggio che contiene un link malevolo banalmente annegato in centinaia di parole innocue. Paradossalmente, è la stessa GenAI a facilitare la scalata di questa tecnica, perché consente di produrre in modo economico e automatico paragrafi sempre diversi su argomenti casuali, rendendo ogni email di una campagna sostanzialmente unica e quindi più difficile da tracciare attraverso indicatori statici.
Superato il filtro e raggiunta la casella di posta della vittima, entra in gioco la seconda fase della catena d'attacco, quella dell'inganno vero e proprio dopo il clic. È qui che la ricerca su LogoKit, un kit di phishing-as-a-service già noto da tempo, che ha compiuto un salto evolutivo significativo. Il toolkit ora costruisce una pagina di phishing personalizzata per ogni singola vittima nel momento stesso in cui questa clicca il link ricevuto via email. Il link contiene l'indirizzo email della vittima incorporato nell'URL: uno script sulla pagina lo estrae, ne isola il dominio aziendale e usa questa informazione per identificare l'organizzazione bersaglio e adattare di conseguenza l'aspetto della pagina.
A quel punto il kit interroga in tempo reale servizi cloud commerciali legittimi per recuperare gli elementi grafici dell'ambiente reale della vittima. Il risultato supera quello che finora veniva chiamato brand impersonation per approdare a una forma più insidiosa, definita dai ricercatori environment impersonation, in cui la vittima si trova davanti a una ricostruzione in tempo reale del proprio effettivo ambiente digitale di lavoro.
Quando la vittima, convinta di trovarsi sul portale legittimo, inserisce le proprie credenziali, i dati vengono trasmessi direttamente a un bot Telegram, eliminando il bisogno di un'infrastruttura di backend dedicata. Le campagne diventano quindi più rapide da distribuire, più resilienti agli abbattimenti e più difficili da tracciare per chi indaga. Subito dopo il furto delle credenziali, la vittima viene reindirizzata al sito legittimo, così da togliere ogni sospetto. Le campagne osservate sfruttano temi ricorrenti come avvisi di scadenza password o certificati, notifiche di consegna fallita, aggiornamenti di timesheet o verifiche email legate a ICANN, e sono già state distribuite in più lingue, tra cui inglese, tedesco, francese, spagnolo, cinese e coreano.
Il riepilogo generato dall’AI delle tecniche di text salting
Messe a sistema, le due ricerche descrivono lo stesso fenomeno osservato da due angolazioni complementari della catena d'attacco. Da un lato l'intelligenza artificiale generativa abbassa il costo di produzione di contenuti di occultamento sempre diversi, aumenta il volume e la varietà delle campagne capaci di superare i filtri. Dall'altro l'automazione e l'integrazione con servizi cloud legittimi permettono di personalizzare in tempo reale l'esperienza della vittima dopo il clic, riducendo drasticamente gli indicatori di compromissione generici su cui si basava buona parte della difesa tradizionale. Il denominatore comune è l'abbattimento dei costi operativi per l'attaccante a fronte di un innalzamento dell'efficacia percepita da parte della vittima.
Di fronte a questo scenario, le indicazioni dei ricercatori convergono su un approccio a più livelli. Si parte con l'adozione di un'autenticazione a più fattori phishing-resistant, come FIDO2 e passkey, che fa fallire anche i meccanismo dietro a una pagina di login perfettamente ricostruita. A questa si devono affiancare controlli di accesso condizionale e basati sul rischio, in grado di bloccare un accesso anche con credenziali valide, in presenza di segnali anomali come per esempio una posizione geografica incompatibile con l'ultima attività registrata. Sul fronte della navigazione, l'isolamento del browser consente di aprire i link sospetti in un ambiente remoto separato dal dispositivo dell'utente, mentre i sistemi di analisi degli URL devono saper riconoscere anche i domini appena registrati, i frammenti di URL contenenti indirizzi email e le infrastrutture di phishing generate dinamicamente.
Un ulteriore livello riguarda la verifica dei fornitori di servizi cloud, insieme a controlli capaci di riconoscere anche le forme più sofisticate di environment impersonation. Per quanto riguarda invece la componente email, i ricercatori raccomandano strumenti di sicurezza in grado di valutare struttura del messaggio, reputazione del mittente, anomalie comportamentali, esiti dell'autenticazione, link incorporati e tecniche di rendering HTML, analizzando ciò che l'utente vede realmente. In entrambi i casi la formazione degli utenti resta un tassello necessario ma non più sufficiente da solo: gli attacchi sono talmente realistici e privi di errori evidenti, che la responsabilità del rilevamento deve ricadere sempre più sugli strumenti tecnologici.
Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato
31-07-2026
31-07-2026
31-07-2026
31-07-2026