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Maxi investimento di Acronis in AI per supportare gli MSP

Forti investimenti in Intelligenza Artificiale e nuovi progetti per gli MSP sono stati al centro di un evento internazionale di Acronis, che ha esplorato a tutto tondo le opportunità e le insidie di un settore in continua e veloce evoluzione.

Maxi investimento di Acronis in AI per supportare gli MSP
Tecnologie/Scenari

Acronis ha annunciato un investimento da circa 70 milioni di dollari all'anno in intelligenza artificiale per i prossimi tre anni, a cui si aggiungono altri 40 milioni annui, per i prossimi due anni, destinati a formazione, enablement e accelerazione dei partner. Incluso quanto già investito da Acronis negli ultimi sette anni, il capitale complessivo destinato all'AI supera 250 milioni di dollari. In concreto, il piano finanzia tre iniziative: CyberFrame, la piattaforma infrastrutturale aperta lanciata a maggio, e il framework open source Constructor Fabric per la governance dello sviluppo software con AI. È la ricetta con cui il CEO di Acronis Jan-Jaap Jager intende fronteggiare uno scenario in cui i costi di AI e infrastruttura continuano a salire, il vecchio modello di crescita degli MSP non regge più, e i clienti chiedono servizi autonomi che buona parte del canale non è ancora pronta a offrire. Acronis racchiude questa strategia nel framework By AI, With AI, For AI: usare l'AI per accelerare lo sviluppo sicuro dei prodotti, incorporarla nei servizi che gli MSP usano ogni giorno, e mettere i partner in condizione di proteggere, gestire e automatizzare ambienti clienti sempre più guidati dall'AI.

Del resto, l'AI ha già dato prova della propria efficacia sul piano interno, prima ancora che sui prodotti: grazie agli strumenti di intelligenza artificiale, Acronis ha raggiunto con tre mesi di anticipo l'obiettivo di incrementare del 45% l'efficienza per ingegnere nella generazione di codice effettivamente accettato nella code base. Sui progetti completamente nuovi (i cosiddetti greenfield), l'efficienza generata dall'AI ha superato il 200%, mentre sul codice legacy, che è molto più complesso da automatizzare, resta nell'ordine del 10-20%.

Jan-Jaap Jager, CEO, Acronis

Cambiamenti importanti

È proprio dal bilancio di quanto già fatto che Jager ha aperto il keynote del recente evento di Sofia, mettendo a fattor comune la visione teorica presentata a maggio con quanto realizzato nei due mesi successivi, e isolando quattro forze che a suo avviso gli MSP devono affrontare in parallelo. La prima riguarda la velocità stessa del cambiamento: "l'AI sta cambiando il mondo in un modo che nessuno ha ancora davvero capito, tanto che il CEO di Anthropic ha detto chiaramente che i ricercatori non comprendono del tutto i sistemi che costruiscono" spiega Jager. Da qui la convinzione che la strategia dell'MSP non possa consistere né nell’attesa che il mercato si assesti, né nella ricorsa di ogni singola novità. Piuttosto, l’indicazione è trovare un equilibrio fatto di test continui e di decisioni rapide.

Quello della velocità è proprio il tema più pressante: Jager ha spiegato che "due mesi fa abbiamo presentato la nostra visione, due mesi e mezzo dopo stiamo già consegnando le prime funzionalità, e tra tre mesi ne arriveranno altre. Quello che normalmente avrebbe richiesto sei, dodici, diciotto mesi, è già stato fatto". Fa impressione la differenza di velocità rispetto per esempio al passaggio al cloud, che ha impiegato 25 anni e non è ancora completo ovunque, mentre con l'AI sono bastati due anni per avere un'adozione tra il 70 e l'80% degli utenti.

La seconda forza riguarda il modo in cui si produce software: vendor come Microsoft e Google generano oggi oltre il 30% del proprio codice con l'AI. Acronis, ha ricordato Jager, ha aumentato l'efficienza di generazione di codice del 50% negli ultimi sette mesi, ma questo aumento non è ancora accompagnato da una fiducia piena degli ingegneri nei confronti di quanto l'AI produce, da cui l'urgenza di governance, controllo e accountability. La terza forza riguarda i costi, cresciuti insieme alla domanda di hardware e infrastruttura. In particolare, Acronis possiede oltre 50 data center nel mondo, e negli ultimi 12 mesi ha visto salire del 60% i costi di acquisto dell'hardware generale. Questo stesso incremento si riflette in scala ridotta anche sugli MSP, il cui vecchio modello di crescita (acquisto di hardware dedicato per ogni nuovo cliente acquisito), non regge più di fronte alla pressione dei costi. La quarta forza riguarda il modello di business, dato che i clienti stanno passando dalla fase sperimentale a un utilizzo reale dell'AI nelle proprie operazioni (ma oggi solo il 10% dell'adozione è realmente agentica e autonoma). L'opportunità per gli MSP, secondo Jager, sta proprio in questo scarto, ossia nella capacità di diventare consulenti di fiducia capaci di offrire ai clienti servizi IT autonomi e non solo infrastruttura gestita.

Serg Bell, Chief Constructor, Constructor Group and Founder of Acronis

Constructor Fabric

A raccogliere il filo del discorso è stato Serg Bell, che ha lasciato la carica di CEO di Acronis nel 2021, pur restando secondo maggiore azionista e membro del board. Bell è anche alla guida di Constructor Group e ha dedicato la parte più corposa del suo intervento a Constructor Fabric, il progetto open source avviato circa un anno fa insieme ad Acronis e Virtuozzo. Il progetto è distribuito con licenza Apache 2.0, gestito dall'ente indipendente Constructor Fabric Foundation, ed è reso disponibile a tutti i partner e i clienti Acronis. Il punto di partenza è proprio la crescita fuori controllo dei costi di AI, che secondo Bell raddoppiano mese su mese, insieme alla difficoltà crescente di mantenere una base di codice coerente, nel momento in cui la maggior parte delle righe di codice è generata e rigenerata da modelli differenti.

Per arginare questo rischio, Bell ha usato più volte l'immagine di una buona governance statale, citando come esempio Singapore di cui è cittadino, per descrivere l'obiettivo di Constructor Fabric: un insieme di guardrail condivisi, in netta contrapposizione con un sistema chiuso e proprietario. In questa visione l'AI non eliminerà la figura dello sviluppatore, anzi, secondo Bell servirà molto più codice: "per rendere un sistema equivalente a un essere umano servirebbero da 10.000 a un milione di volte le righe di codice di un moderno sistema operativo. Il vero collo di bottiglia non è la domanda di sviluppo, è l'hardware, che resta troppo costoso".

Il progetto si articola in tre componenti. Constructor Studio, un insieme di guardrail per lo sviluppo software assistito dall'AI; Constructor Insight, un sistema di misurazione oggettiva della produttività degli sviluppatori; Constructor Gears, un pacchetto di librerie ottimizzate, open source ma disponibili anche in versione binaria, pensate per garantire affidabilità e prestazioni. Oggi il progetto conta circa 50 contributor attivi e 500 sviluppatori complessivi; l’obiettivo dichiarato è arrivare a 500 contributor, di cui 150 a tempo pieno, e a un milione di sviluppatori entro fine 2027, su una platea potenziale stimata in 50 milioni di sviluppatori nel mondo. Il focus dichiarato da Bell è sui service provider, il segmento su cui punta a intercettare la quota più consistente di nuovi sviluppatori. Bell ha tenuto a chiarire che il progetto non compete con Anthropic e non punta a una leadership di mercato, anzi, ja l’obiettivo di coprire in modo condiviso l'intero ciclo di vita dello sviluppo software, dall'architettura al product management, dal DevOps al quality assurance.

CyberFrame

Il secondo tema forte riguarda CyberFrame, di cui ha parlato Paul Maritz, Former CEO, VMware e Pivotal; Former Senior VP Microsoft, che ha inquadrato idealmente CyberFrame nell’ampio movimento di un pendolo che, dopo quindici anni di spinta verso il cloud e gli hyperscaler, torna oggi verso un'infrastruttura più distribuita, sospinto sia dalla proliferazione di applicazioni AI personalizzate, sia dall'emergere di modelli linguistici più piccoli ma capaci, pensati per girare su un'infrastruttura eterogenea invece che solo sui grandi cloud. CyberFrame nasce proprio per intercettare questo spostamento: è un'infrastruttura integrata che unisce backup, disaster recovery, sicurezza e accesso remoto in un'unica piattaforma gestibile sia in cloud sia on-premise, pensata per offrire agli MSP un'alternativa proprietaria al cloud degli hyperscaler.

È qui che si inserisce l'accordo con Virtuozzo, che consente di gestire la stessa infrastruttura attraverso un'unica interfaccia multi tenant, con un margine che Jager stima tra il 10 e il 15%, superiore alla media, e con la possibilità per l'MSP di spostare i workload da un modello all'altro secondo le esigenze del cliente. Sul fronte pratico, la spinta più concreta verso l'adozione arriva dalla separazione forzata da VMware, che secondo Jager porterà alla cancellazione di circa 2.500 contratti partner nel giro di qualche mese. Per accompagnare questa transizione, Acronis lancerà a settembre CyberMigration, uno strumento pensato per spostare workload da VMware e Microsoft Azure verso CyberFrame, mantenendo in funzione le VM durante il trasferimento e migrando, oltre ai dati, anche rete, storage, indirizzi IP e MAC, con un cutover rapido perché limitato al solo delta finale. La piattaforma è disponibile in due modalità, Cyber Frame Cloud, ospitata direttamente da Acronis, e Cyber Frame Local, ospitata dal partner, lasciando agli MSP la scelta su dove far girare effettivamente l'infrastruttura.

CyberFrame, lanciato a maggio, conta oggi oltre 1.000 partner attivi sull'ecosistema. Jager ha citato il caso di un partner tedesco vicino a completare la migrazione di 19.000 macchine virtuali. Sul palco, Jürgen Weiss, CISO and Head of Managed Operations di Sigmavista IT Consulting, ha raccontato la propria esperienza di trasformazione da MSP a fornitore di servizi completi basati su CyberFrame, spiegando che si tratta della prima piattaforma infrastrutturale costruita fin dall'inizio attorno al modello di business del full service provider, con multi-tenancy, white label e gestione già integrati senza dover assemblare strumenti diversi tra loro. Ne ha fornito anche alcuni numeri concreti: un margine lordo del 65%, un ritorno sull'investimento del 180% su un arco di tre anni e un costo totale di possesso inferiore di circa il 40% rispetto alle piattaforme legacy.

Un punto su cui Jager è tornato più volte è la scelta architetturale alla base della piattaforma: "abbiamo costruito Acronis Cyber Protect da zero, con tutti i componenti realmente integrati fin dall'inizio", così da arricchire a vicenda sicurezza e backup grazie alla condivisione di tutte le informazioni con l'intera piattaforma. È lo stesso principio, spiega Jager, che oggi agisce da argine competitivo per l'AI: "solo nel nostro sistema interno abbiamo già più di 50 agenti AI (incluso un SOC completamente autonomo che diamo gratuitamente ai partner mentre altri lo fanno pagare), ma il modo in cui li si gestisce, li si protegge e li si automatizza resta legato alla piattaforma, ed è quello il vero argine rispetto a chi offre solo soluzioni isolate”.

Le nuove funzionalità annunciate rendono concreto questo approccio: Acronis Cyber Console riunisce protezione, gestione, automazione e infrastruttura in un unico workspace per tecnici, team business e agenti AI; Acronis Cyber Intelligence è il livello di intelligence che analizza contratti ed endpoint per individuare gap di servizio e opportunità di revenue nascoste; Acronis Service Desk automatizza l'arricchimento, l'analisi e la risoluzione dei ticket; Acronis Cyber Studio permette di progettare in linguaggio naturale workflow automatizzati e processi agentici, mantenendo visibilità e controllo sulla loro esecuzione.

Il clima in cui si calano tutte le novità, almeno per quanto ci riguarda direttamente, è la repatriation, o data sovreignity che dir si voglia, che sono da leggersi come un tentativo di costruire, con ampio ritardo, l’indipendenza europea nella gestione e protezione dei dati delle aziende locali, rispetto alle big-tech extraeuropee. Il tema cavalca le tensioni geopolitiche e sfocia nelle paure che queste generano in imprese e cittadini, e senza dubbio fa parte di una reazione emotiva che non è detto diventi una risposta strutturale all’instabilità politica. Di fatto, però, in questo momento storico la repatriation è anche un tema di business. Jager lo inquadra come una tendenza, che però non apre a un ritorno al passato, anzi prospetta un'alternativa in più accanto al cloud: "parlerei di un'opzione che le aziende vogliono avere per alcuni segmenti specifici del business”. Bell legge la stessa tendenza in chiave legale: "non è geopolitica, è law enforcement, che si basa interamente sui dati. Se il dato si trova in un altro paese, anche dentro l'Unione europea, diventa molto più complicato farlo valere; se sei in Bulgaria e devi far rispettare qualcosa in Germania, decide un giudice tedesco." Per Bell, rinunciare al controllo diretto dei propri dati equivale ad affidare il proprio cervello a qualcun altro, che per quanto fidato avrà comunque il pieno controllo su chi decide se, quando e come intervenire.

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