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Pensare globale, proteggere in locale: aiutare le PMI ad affrontare la cybersecurity oltre i confini

Le PMI operano globalmente ma affrontano rischi cyber locali: compliance complessa, norme diverse e servizi di cyberhygiene‑as‑a‑service per proteggere dati e continuità.

Pensare globale, proteggere in locale: aiutare le PMI ad affrontare la cybersecurity oltre i confini
Tecnologie/Scenari

Le piccole e medie imprese (PMI) non sono mai state così orientate al mercato globale. Grazie a e-commerce, servizi cloud e strumenti di collaborazione digitale che superano i confini geografici, anche le realtà più piccole si trovano oggi a operare su scala internazionale. Il 30% delle PMI è attivo in tre o più mercati. Nonostante questa presenza globale, i rischi di cybersecurity restano fortemente legati alle specificità locali. Orientarsi tra normative regionali e requisiti di conformità diversi rappresenta una sfida sempre più critica.

Compliance regionale in materia di cybersecurity

Il progressivo irrigidimento delle normative sulla protezione dei dati a livello globale rende impossibile per le PMI adottare un approccio unico alla cybersecurity. In Europa, quadri normativi come il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) hanno innalzato significativamente gli standard in materia di sovranità dei dati e tutela della privacy dei clienti. Allo stesso modo, numerose giurisdizioni nelle Americhe, in Asia e in altre aree del mondo stanno introducendo requisiti sempre più stringenti.

Nel 2023, l’Unione Europea ha comminato circa 2,1 miliardi di euro di sanzioni per violazioni del GDPR, con un aumento significativo rispetto agli anni precedenti: nel solo 2023 sono state inflitte più multe rispetto al totale di 2019, 2020 e 2021 messi insieme. Una singola sanzione GDPR può arrivare fino a 20 milioni di euro o, nel caso di un’impresa, fino al 4% del fatturato globale annuo dell’esercizio precedente, scegliendo l’importo più elevato. In ogni caso, si tratta di costi estremamente rilevanti.

Samuele Zaniboni, Manager of Sales Engineering di ESET Italia

Per le PMI, quindi, la mancata conformità non rappresenta soltanto un rischio legale, ma ha un impatto diretto su budget, fiducia dei clienti e continuità operativa. Con consumatori sempre più attenti a come vengono gestiti i propri dati, dimostrare l’aderenza agli standard regionali è un fattore competitivo distintivo.

Evitare policy di cybersecurity uniformi

Un errore frequente tra le PMI consiste nell’applicare politiche di cybersecurity identiche in tutti i mercati serviti. Sebbene questa scelta possa apparire vantaggiosa per semplicità, spesso porta a lacune di conformità e a nuove vulnerabilità. Ad esempio, una PMI con sede nel Regno Unito ma attiva in Germania e in Italia potrebbe trascurare differenze anche sottili tra le linee guida nazionali sulla protezione dei dati, gli obblighi di notifica in caso di violazione o i controlli di sicurezza specifici per settore. Anche tra GDPR del Regno Unito e GDPR dell’Unione Europea esistono alcune differenze. Senza adattamenti granulari e specifici per Paese, le aziende rischiano sanzioni, danni reputazionali e interruzioni operative.

Cybersecurity “Made in Europe”

Iniziative di settore come il marchio “Cybersecurity Made in Europe” promosso dalla European Cyber Security Organization (ECSO) rappresentano un importante elemento distintivo. Questa certificazione indica che un prodotto o servizio è conforme agli standard europei in materia di protezione dei dati, privacy e sicurezza, rispondendo sia ai requisiti normativi sia alle aspettative dei consumatori in termini di sovranità digitale. Per le PMI che operano o intendono operare nel mercato europeo, la scelta di soluzioni certificate ECSO può semplificare il percorso di compliance e favorire la fiducia dei clienti.

Cyberhygiene-as-a-service

Per colmare il divario tra ambizioni globali e obblighi locali, le PMI necessitano di strategie di cybersecurity flessibili, attente alle specificità regionali ed efficienti nell’uso delle risorse. I vendor che operano in questo ambito stanno evolvendo verso modelli di “cyberhygiene-as-a-service”, offrendo strumenti e servizi gestiti pensati per affrontare la complessità dei contesti transfrontalieri. Tra gli elementi chiave rientrano:

  • Configurazioni preimpostate allineate a GDPR, HIPAA e ad altri requisiti regionali, che consentono alle PMI di implementare infrastrutture sicure e conformi fin dall’inizio.
  • Adozione dell’autenticazione multifattore (MFA) come standard, integrata da accessi basati su certificati o da autenticazione biometrica nei casi in cui il livello di rischio lo richieda. In ambienti multi-piattaforma, l’implementazione del single sign-on (SSO) riduce l’affaticamento legato alle password e migliora l’applicazione delle policy.
  • Implementazione di un cloud access security broker (CASB) come punto di controllo tra utenti e servizi cloud, per garantire visibilità sulla shadow IT, applicare criteri di governance dei dati e supportare funzionalità di cifratura, DLP e analisi del comportamento degli utenti.
  • Adozione di una cifratura robusta dei dati e verifica che tutti i sistemi di archiviazione, inclusi quelli di terze parti e le piattaforme SaaS, rispettino gli standard di cifratura regionali, in particolare laddove le normative locali impongano specifiche pratiche di gestione delle chiavi.
  • Implementazione di soluzioni di endpoint detection and response (EDR) con telemetria in tempo reale, per assicurare la conformità delle patch, l’isolamento rapido degli endpoint compromessi e l’applicazione del principio del minimo privilegio a livello di accesso ai dispositivi.
  • Utilizzo di zero trust network access (ZTNA) e VPN cifrate per proteggere il lavoro da remoto, adottando policy di accesso basate sulla localizzazione e monitorando eventuali anomalie su endpoint distribuiti per ridurre la superficie di attacco.
  • Aggregazione dei log provenienti da ambienti on-premise, cloud e ibridi, con l’impiego di piattaforme SIEM per individuare schemi anomali e garantire la conservazione dei log in linea con le normative locali su retention e sovranità dei dati.
  • Formazione del personale su phishing, social engineering e vettori di minaccia specifici per area geografica, con contenuti adattati a lingue, quadri normativi e contesti culturali.
  • Investimento in piattaforme di managed detection and response (MDR) per accelerare il rilevamento delle minacce e la gestione degli incidenti, mettendo a disposizione delle PMI funzionalità di livello enterprise, inclusa threat intelligence regionale e reportistica pronta per la conformità normativa.

Questo approccio consente alle PMI di mantenere resilienza e conformità regolatoria, concentrando al contempo le risorse interne sulle priorità di business.

Se la lettura di questo elenco di attività ha suscitato una certa preoccupazione, non c’è motivo di allarmarsi. Aziende leader nella cybersecurity come ESET, insieme a managed security service provider (MSSP) affidabili, sono in grado di offrire soluzioni complete che garantiscono non solo protezione, ma anche conformità normativa e un adeguato livello di supporto.

Un approccio locale e prevention-first

Per le PMI, la strada verso una cybersecurity sostenibile passa dal riconoscere che l’igiene digitale deve essere consapevole delle dinamiche globali e precisa nelle declinazioni locali. Attraverso soluzioni su misura, conformi ai requisiti regionali, e l’adozione di servizi gestiti, le PMI possono affrontare con maggiore sicurezza le complessità della cybersecurity transfrontaliera, costruendo fiducia sia con i clienti sia con i regolatori.

Il messaggio per le PMI è chiaro: pensare globale, proteggere in locale.

In questo articolo abbiamo parlato di: Cloud, Compliance, Cybersecurity, GDPR, MFA, Protezione dei dati, SIEM,

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