Secondo un’indagine recente oltre metà degli italiani considera importante una polizza cyber, ma una percentuale rilevante continua a sottovalutare il rischio.
La percezione del rischio cyber tra i cittadini italiani sta cambiando, ma in modo ancora disomogeneo. È quanto emerge da una nuova indagine commissionata da Prima Assicurazioni a Nielsen, che pone al centro il tema dell’assicurazione contro il rischio informatico. Lo studio, condotto su un campione di 1.000 responsabili dell’acquisto di polizze assicurative, mostra che poco più della metà degli intervistati (54,3%) considera importante poter disporre di una copertura contro il rischio cyber anche nella sfera personale, sebbene con motivazioni e aspettative differenti in termini di garanzie e costi. Questo dato segnala che il tema sta progressivamente entrando nelle decisioni di protezione dei singoli, mentre fino a poco tempo fa veniva associato quasi esclusivamente a imprese e pubbliche amministrazioni.
Il 29,1 per cento degli intervistati considera serio il rischio informatico e ritiene necessaria una copertura assicurativa dedicata. Un ulteriore 25,2 per cento si dichiara disponibile a valutare una polizza cyber, a condizione che il costo rimanga contenuto e proporzionato al rischio percepito. Si delinea così una fascia di utenti che, pur non rifiutando l’idea di un’assicurazione, la inserisce in un equilibrio economico complessivo.

Tuttavia, accanto a questa disponibilità resta una percentuale importante di persone (33,9 per cento del campione) che continua a considerare il cyber risk poco rilevante nella dimensione privata. In molti casi si tratta di persone che confidano nelle misure di sicurezza attualmente utilizzate, come autenticazione a più fattori, backup periodici, VPN e antivirus.
A completare il quadro, l’11,8 per cento degli intervistati dichiara di non sapere o di non essere interessato al tema, a dimostrazione che una parte della popolazione continua a mantenere un atteggiamento distante verso l’argomento, causato probabilmente da scarsa familiarità con la tecnologia e dalla errata percezione di non interessare agli attaccanti. La buona notizia è che il rischio cyber sta progressivamente entrando nel dibattito pubblico, sebbene con livelli di consapevolezza molto differenti.
Alcuni intervistati hanno la capacità di collegare gli incidenti informatici a situazioni concrete come furti di identità, blocco di servizi online o compromissione di dati personali. Altri continuano a percepirli come eventi lontani o circoscritti al mondo aziendale. In prospettiva, l’evoluzione del mercato dipenderà anche dalla capacità di colmare questo divario informativo, chiarendo il legame tra abitudini digitali, misure di sicurezza di base e strumenti di trasferimento del rischio.
29-01-2026
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