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Cyberwarfare: combattiamo con armi spuntate

Ostacolare gli attacchi sponsorizzati dagli stati nazione è difficile nel contesto attuale, in cui i confini geografici e la mancanza di collaborazione ostacolano le indagini indipendenti.

Business Tecnologie/Scenari
Il cyberwarfare, la guerra digitale, è un argomento sempre più di attualità. I gruppi sponsorizzati da stati nazione sono sempre più attivi e gli attacchi alle istituzioni, alla ricerca e contro le aziende si susseguono a ritmo sostenuto. Kaspersky ha discusso dell'argomento con un panel di specialisti di alto livello, che hanno cercato di rispondere a tre domande.

La prima è quali meccanismi esistono già per prevenire e risolvere i conflitti derivanti dall'uso dell'ICT. L'efficacia degli attacchi recenti porta poi a chiedersi dove abbiamo fallito o stiamo ancora fallendo, ossia che cosa manca alla comunità globale per prevenire e risolvere i conflitti nel cyberspazio. Ultimo argomento di discussione è ovviamente un elenco di priorità per l'anno in corso.

Il discorso si riaggancia in parte a quanto emerso nel precedente Community Talk di Kaspersky: normative troppo complicate e di difficile applicazione, mancanza di trasparenza e visione troppo legata ai confini nazionali ostacolano la sicurezza informatica. Questo è ancora più vero quando si parla di cyberwarfare.

Sirine Hijal, Deputy Cyber Foreign Policy Coordinator, Global Affairs Canada, ha sottolineato che la maggior parte delle attività ICT dannose avviene sotto traccia. Ossia sotto a un livello di soglia che la comunità internazionale e i singoli Stati non hanno ancora saputo definire in maniera univoca.

scacchi

La seconda complicazione riguarda le linee sfocate tra conflitti fisici e virtuali. Gli Stati tendono a ragionare in termini fisici nella contestualizzazione dei cyber attacchi. Il problema è che l'ambiente ICT non conosce confini, quindi è spesso difficile mettere a fuoco la concorrenza geostrategica nell'ambiente ICT. Però se non si conosce il contesto in cui si opera diventa difficile muoversi.

Su questo punto insiste anche Kurt Baumgartner, ricercatore per la sicurezza del Global Research & Analysis Team (GReAT) di Kaspersky, sottolineando che l'armonizzazione dei quadri giuridici a livello nazionale, regionale e internazionale per combattere la criminalità informatica e gli attacchi mirati è fondamentale. Occorre una coalizione vera e una maggiore cooperazione tecnologica tra i Governi.

Anche perché, quando discutiamo di "conflitto informatico", dovremmo tenere a mente che si verifica al di fuori di un dominio esclusivo e delle discussioni sui giochi geopolitici che sono radicati nei differenti interessi delle diverse nazioni. Interessi e pregiudizi che frenano la capacità di risposta agli incidenti informatici e causano di fatto l'attuale fallimento della difesa e dell'identificazione dei responsabili degli attacchi.

Responsabili, che sono oggetto di altre osservazioni. Max Smeets, Senior Researcher, Center for Security Studies (CSS), ETH Zurich, co-founder and director of the European Cyber Conflict Research Initiative (ECCRI.eu), ricorda che è di fondamentale importanza capire chi scatena i cyber attacchi, perché se non sappiamo chi sono i nostri avversari non possiamo contrastarli. 

La soluzione esiste, sul piano teorico. La suggerisce Baumgartner: è uno scambio fattivo di dati, che permetta a chi ha gli strumenti per indagare di lavorare in maniera indipendente, senza interferenze/pressioni per l'attribuzione politica delle responsabilità.

Quest' all'atto pratico. Poi c'è quello ideologico, su cui si sofferma Sirine, ribadendo che non esiste ancora un accordo tra gli Stati riguardo alla strada da seguire nell'ambito normativo e legale. Ci sono norme non vincolanti per un comportamento responsabile. L'Europa ha iniziato a creare una serie di misure per la diplomazia informatica e sta cerando di identificare anche strumenti e soluzioni. Il Cyber Command degli Stati Uniti mira a limitare le opportunità di agire degli attaccanti. In entrambi i casi i lavori fervono, poi sarà necessario mettere a punto sforzi strategici congiunti tra Europa e Stati Uniti.
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