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Swatting come tattica di estorsione per i ransomware

L’ultima tattica di estorsione per le vittime che rifiutano il pagamento del riscatto è lo swatting. Ecco di che cosa si tratta.

Tecnologie/Scenari

Non tende ad attenuarsi l'escalation di tattiche messe in atto dai gruppi ransomware per convincere (o meglio costringere) le vittime a pagare i riscatti. Nel corso degli anni abbiamo assistito alla singola estorsione (cifratura di dati), alla doppia (esfiltrazione di dati), tripla (DDoS contro le vittime che non pagano) e quadrupla estorsione (pressioni dirette su clienti e investitori). Gli attaccanti sono arrivati a minacciare l’uso di tecniche di swatting.

Finora se ne hanno testimonianze negli USA, in relazione ad attacchi contro istituzioni mediche che hanno comportato il furto di dati relativi ai pazienti. In almeno due casi i criminali informatici hanno minacciato di tempestare di telefonate le forze dell’ordine denunciando i pazienti per crimini violenti o comunque di alta gravità. Denunce che verosimilmente dovrebbero spingere gli agenti a presentarsi a casa degli accusati, armati di tutto punto, appunto come le squadre speciali note come SWAT (Special Weapons Assault Team). Da qui il nome swatting.

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Premesso che lo swatting non è una novità (esiste almeno dal 2008 ed è riconosciuto come un reato in molti Paesi), finora non erano stati pubblicamente deuniciati casi legati agli attacchi ransomware. È accaduto il novembre scorso, a seguito di un attacco riuscito in cui i cyber criminali hanno fatto irruzione nella rete informatica del Fred Hutchinson Cancer Center di Seattle e rubato le cartelle cliniche dei pazienti. Per sollecitare il pagamento del riscatto hanno minacciato di attuare tecniche di swatting contro i pazienti. I responsabili della sicurezza hanno informato l'FBI e la polizia di Seattle, quindi lo scenario peggiore non si è verificato.


Tuttavia, la minaccia di swatting solleva interrogativi preoccupanti su quello che i criminali sono disposti a fare pur di intascare denaro. Il problema è che l’ammontare medio dei riscatti è aumentato a dismisura nel corso degli anni, fino a raggiungere milioni di dollari: cifre talmente alte che non sorprende vedere qualcuno disposto a gesti estremi pur di entrarne in possesso. Volendo inquadrare la questione da un altro punto di vista, però, sarebbe una buona notizia se questa nuova estremizzazione fosse un segnale del calo del numero delle vittime che pagano i riscatti. Nel momento in cui gli attacchi ransomware dovessero smettere di essere profittevoli, i criminali informatici dovrebbero inventarsi qualcosa di nuovo.

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