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Violazioni dei dati, nel 2026 costi record spinti dall'AI

Il costo medio di una violazione dati sale ai massimi storici mentre gli attacchi generati dall'AI aumentano rapidamente, soprattutto contro i settori critici.

Violazioni dei dati, nel 2026 costi record spinti dall'AI
Tecnologie/Scenari

Il costo medio globale di una violazione di dati ha raggiunto quest'anno i 4,99 milioni di dollari, con un incremento del 12% rispetto al 2025. A spingere la crescita sono soprattutto gli attacchi condotti con il supporto dell'AI, aumentati del 56% nell'ultimo anno secondo la ricerca condotta da Ponemon Institute su 602 organizzazioni colpite da data breach tra marzo 2025 e febbraio 2026, analizzata e pubblicata nella ventunesima edizione del Report Cost of a Data Breach 2026 di IBM.

Il quadro che emerge dal suddetto report è quello di un'escalation nella velocità e nella scala degli attacchi, capace di erodere in parte i progressi ottenuti dai team di sicurezza negli anni precedenti, quando il costo medio globale era sceso per la prima volta dopo la pandemia.

Sul fronte dei vettori di accesso iniziale, il phishing si conferma per il quarto anno consecutivo la tecnica più diffusa, utilizzato nel 17% degli attacchi tramite vishing  o via SMS, e anche la più costosa, con un costo medio di 5,29 milioni di dollari. Il social engineering ha inciso nel 13% dei casi con un costo medio di 5,23 milioni, mentre l'abuso di account validi si è attestato a 5,07 milioni. Questi tre vettori, tutti legati alla compromissione di credenziali con accesso a dati di valore, suggeriscono un'attenzione crescente degli attaccanti verso l'identità digitale come punto di ingresso privilegiato.

Non mancano tecniche più tradizionali: nel 10% circa delle violazioni i dati sono stati replicati illecitamente su supporti removibili, a dimostrazione che anche nell'epoca del cloud e dell'AI i vettori più datati restano rilevanti. Sul piano delle cause profonde, gli attacchi malevoli o criminali hanno rappresentato il 55% del totale, in crescita di circa 8 punti percentuali rispetto allo scorso anno, contro il 23% degli errori umani e il 22% dei guasti IT.

I costi dei data breach nel periodo di monitoraggio, in dollari USA

Più di un'azienda su quattro tra quelle colpite ha riportato un incidente riconducibile all'AI, con l'impersonificazione tramite deepfake responsabile del volume più alto (45% dei casi) seguita dal malware generato con AI (19%). Gli attacchi AI-driven hanno aggiunto in media 1 milione di dollari al costo di una violazione malevola: il costo medio ha raggiunto 6,04 milioni di dollari contro i 5,03 milioni degli attacchi non basati su AI. La concentrazione di questi attacchi si è rivelata particolarmente marcata nei settori financial services ed energy, che insieme hanno assorbito il 62% di tutti gli attacchi AI-driven censiti, con costi medi rispettivamente di 6,29 e 5,2 milioni di dollari. Trattandosi di settori fortemente interdipendenti, una singola compromissione può generare effetti a cascata su sistemi finanziari e reti energetiche, ampliando il rischio sistemico oltre il perimetro della singola organizzazione colpita.

Violazioni di modelli AI

Il report dedica per la prima volta un'analisi approfondita alle violazioni che hanno coinvolto direttamente modelli e applicazioni AI, una categoria di incidenti che ha raggiunto il 21% del totale rispetto al 13% dello scorso anno. Tra le organizzazioni che hanno subìto questo tipo di violazione, il 92% non disponeva di controlli di accesso adeguati sui propri sistemi AI. Le tipologie di incidente più costose sono risultate il model inversion, con un costo medio di 6,07 milioni di dollari, e il prompt injection, a 5,89 milioni. Seguono le compromissioni legate a errate configurazioni cloud che interessano i workload AI, a 5,25 milioni.

Colpisce il fatto che, secondo i ricercatori, le cause profonde di questi incidenti risiedono in fattori ambientali quali compromissione di API connesse, applicazioni esposte e configurazioni cloud errate, che sono indicativi di lacune di governance più che rischi intrinseci ai modelli stessi. Anche il fenomeno della shadow AI è più che raddoppiato quest'anno, passando dal 20% al 43% degli incidenti, con costi medi saliti a 5,39 milioni di dollari e conseguenze che includono perdita o compromissione di dati nel 49% dei casi.

Sul fronte ransomware, il 39% delle organizzazioni colpite ha riportato un incidente, proseguendo un trend di crescita che dal 24% del 2023 arriva oggi a un incremento complessivo del 62,5%. Le modalità di estorsione si stanno evolvendo: la cifratura dei resta una tattica diffusa (23% dei casi), ma gli attaccanti puntano sempre più su leve di pressione multiple, con la minaccia alla reputazione del brand diventata la tattica più comune, citata dal 41% delle organizzazioni colpite da ransomware. Accanto ai dati di proprietà intellettuale e alle informazioni personali dei dipendenti, gli attaccanti prendono di mira anche le comunicazioni interne, come email e messaggi su piattaforme di collaborazione, nel 19% dei casi, ampliando così il ventaglio di elementi con cui esercitare pressione sulle vittime.

I tempi di identificazione dei databreach

Rispetto all'identificazione delle violazioni, i team IT o di sicurezza interni restano il canale più efficace, dato che hanno individuato il 38% degli incidenti con un tempo medio di rilevamento e contenimento di 209 giorni. Gli MSSP hanno identificato il 31% delle violazioni con tempi di 230 giorni, mentre le violazioni scoperte tramite disclosure da parte degli stessi attaccanti sono risultate le più costose, con una media di 5,12 milioni di dollari, segno che quando l'organizzazione non è in grado di rilevare autonomamente l'intrusione gli attaccanti hanno più tempo per consolidare l'accesso a dati sensibili o a sistemi operativi critici.

Il tempo medio complessivo per identificare e contenere una violazione è salito quest'anno a 247 giorni, che segna l’inversione di un trend di miglioramento che durava da cinque anni, con le violazioni più lunghe, superiori ai 200 giorni, che hanno visto un aumento del 12% dei costi medi (5,65 milioni di dollari). Sul fronte del recupero, il 42% delle organizzazioni ha dichiarato di essersi ripresa completamente dall'incidente (+35% rispetto allo scorso anno), anche se la quota di chi impiega oltre 150 giorni per un recupero completo resta significativa: 19%.

L'uso estensivo di AI e automazione nelle operazioni di sicurezza continua a rappresentare uno dei fattori più efficaci nel contenimento dei costi. Le organizzazioni che ne fanno un impiego esteso hanno registrato un costo medio di violazione di 4 milioni di dollari, contro i 5,93 milioni di chi non utilizza queste tecnologie, e tempi di identificazione e contenimento più rapidi di 65 giorni. Tuttavia, soltanto il 36% delle organizzazioni intervistate adotta questi strumenti, con un utilizzo che resta sbilanciato verso il rilevamento e l'investigazione a scapito della prevenzione, dove l'adozione estesa si ferma al 33%. Lo stesso squilibrio si riscontra nell'adozione degli agenti AI all'interno dei SOC: la metà delle organizzazioni con un SOC ha già distribuito agenti, prevalentemente per attività di threat hunting (56%) e risposta automatizzata (54%), mentre solo il 18% li applica alla scansione e gestione delle vulnerabilità.

La consapevolezza delle nuove minacce legate ai modelli AI più avanzati sta comunque spingendo un ripensamento delle strategie di investimento. Se inizialmente il 64% delle organizzazioni prevedeva di aumentare la spesa in sicurezza dopo un incidente, questa quota è salita all'85% una volta informate sulle capacità delle minacce emergenti legate ai modelli frontier. Le priorità sono fissate su assunzione di personale specializzato, piani di incident response e soluzioni di identity and access management. Analogamente, il 74% delle organizzazioni ha rivisto le proprie scelte sulla distribuzione di agenti AI nei SOC, che sono direzionati principalmente nelle aree finora meno presidiate, come alert triage, penetration testing e gestione delle vulnerabilità.

Infine, restano ampie lacune sul fronte della governance delle identità non umane e della preparazione al post-quantum. Meno della metà delle organizzazioni (46%) protegge le identità non umane impiegate nei flussi di lavoro AI, mentre appena il 26% ha avviato un progetto di cyber sicurezza post-quantistica e solo il 34% dispone di controlli per monitorare cryptography e oggetti crittografici come chiavi e certificati. Anche la cifratura dei dati sensibili resta un punto debole: il 53% delle organizzazioni colpite non cifrava i dati sensibili né a riposo né in transito al momento della violazione, un'esposizione che diventa particolarmente critica in scenari di raccolta dati oggi per una decifrazione futura, resa possibile proprio dai progressi del calcolo quantistico.

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