NO-VAX-FREE: arrestati gestori di canali Telegram che commerciavano Green Pass falsi

Risiedevano in Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia i gestori dei canali Telegram che vendevano Green Pass falsi. Sono stati arrestati e i loro canali chiusi.

Normative

A seguito delle indagini della Guardia di Finanza (GdF) sulla vendita illegale di Green Pass contraffatti, è stato emesso un mandato di cattura per numerosi amministratori dei canali Telegram in Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia. I sospettati hanno ammesso di essere i gestori dei canali Telegram incriminati. L'operazione NO-VAX-FREE era stata oggetto di indagine da parte della GdF a metà luglio e l'analisi tecnica era stata affidata agli analisti di Group-IB di Amsterdam.

Gli esperti portato alla luce l'esistenza di almeno 35 canali Telegram su cui venivano venduti Green Pass contraffatti, con una audience di circa 100.000 utenti. L'indagine di supporto alle forze dell'ordine ha consentito di accertare l’identità dei potenziali colpevoli e di arrestarli.

Sui canali in questione la compravendita riguardava “Green Pass autentici corredati da QR code” che comprovavano l’avvenuta vaccinazione, l’esito negativo di un tampone o la guarigione dal COVID-19. I venditori sostenevano che tali documenti erano garantiti in quanto realizzati grazie alla connivenza di operatori sanitari. In realtà il millantato personale sanitario era estraneo alla vicenda, e i documenti in vendita erano semplicemente dei falsi.


Il prezzo medio per un Green Pass contraffatto si aggirava intorno ai 100 euro e variava in base alla forma in cui veniva fornito – digitale o cartacea. I truffatori chiedevano il pagamento in criptovalute (Bitcoin, Ethereum), tramite trasferimenti di denaro con PayPal o pagamento tramite voucher, come i buoni Amazon.

I dati collezionati da Group-IB hanno permesso alla GdF di consegnare alla Procura della Repubblica di Milano un dossier completo, che ha portato al fermo di cittadini italiani in Veneto, Liguria, Puglia e Sicilia, nonostante le accortezze che avevano adottato per sfuggire all'identificazione. I potenziali acquirenti infatti venivano veicolato verso una chat segreta per proteggere i venditori da un’eventuale esposizione.

Il numero di canali Telegram attivi nella compravendita illegale di Green Pass si è quindi notevolmente ridotto. Quella segnalata è l'ultima operazione in ordine di tempo di molte che hanno portato alla chiusura di canali Telegram dello stesso tipo. Le Forze dell'Ordine proseguiranno l'attività di monitoraggio per identificare nuovi canali non appena emergeranno.


Il Colonnello Gian Luca Berruti del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche, Comandante III Gruppo della Guardia di Finanza, nel ringraziare Group-IB per la collaborazione, ha affermato: “Esortiamo gli italiani a non avvalersi di questi servizi illegali e fasulli perché non solo perdono i loro soldi, ma sottopongono i loro dati personali sensibili a criminali e si espongono al rischio di essere ulteriormente truffati”.

Infatti, per procedere con l'acquisto del Green Pass falso gli acquirenti doveva fornire ai criminali i propri dati personali (nome e cognome, data di nascita, luogo di residenza, e codice fiscale), con la scusa di doverli inserire nel codice QR. In alcuni casi, i venditori chiedevano persino una fotografia della tessera sanitaria, di un documento identificativo. In caso di richiesta di documento cartaceo, bisognava fornire anche l’indirizzo di casa. Tutti dati facilmente riciclabili per il furto di identità.

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