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Smantellata la botnet IPStorm

L’FBI ha smantellato una botnet attiva da anni, che aveva infettato migliaia di dispositivi in tutto il mondo. Arrestato il suo ideatore, un cittadino russo-moldavo.

Tecnologie/Scenari

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato che l’FBI ha messo fuori uso la rete e l'infrastruttura di un servizio proxy botnet chiamato IPStorm, che ha veicolato per anni traffico dannoso in modo anonimo attraverso dispositivi infetti Windows, Linux, Mac e Android in tutto il mondo. IPStorm viene descritta come una botnet proxy che ha consentito a lungo a criminali informatici, truffatori e altri di eludere i controlli e rimanere anonimi.

Le vittime della botnet, oltre a diventare inconsapevolmente e involontariamente facilitatrici del cybercrime, hanno subito le conseguenze del dirottamento della larghezza di banda della loro connessione web e hanno rischiato di ricevere pericolosi payload. Il traffico criminale, infatti, veniva di fatto incanalato attraverso i dispositivi compromessi nelle case o negli uffici.

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L’operazione dell’FBI ha portato anche a un arresto: il cittadino russo-moldavo Sergei Makinin, che si è dichiarato colpevole di tre capi d'accusa, ha ammesso di aver realizzato un profitto di almeno 550.000 dollari dai servizi proxy venduti a terzi e rischia una pena massima di 10 anni di carcere per frode informatica. Makinin offriva il servizio di proxy attraverso i siti web "proxx.io" e "proxx.net", e secondo l’accusa, fra giugno 2019 e dicembre 2022 ha sviluppato e distribuito il software che ha permesso di connettere alla botnet migliaia di dispositivi connessi a Internet in tutto il mondo.

I dettagli tecnici sul funzionamento di IPStorm e delle sue varianti sono disponibili in un report di Intezer, l’azienda di cybersecurity che ha assistito l'FBI nelle indagini. Sintetizzando, IPStorm è nato come malware per Windows e in seguito si è evoluto per colpire anche le architetture Linux. È questo sviluppo che ha permesso di attaccare i dispositivi IoT basati su Android.

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