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L’AI Generativa fa paura, ma (quasi) tutti la vogliono

Nonostante i molteplici timori suscitati dalla Intelligenza Artificiale generativa, moltissimi dirigenti stanno pensando di usarla per trarne vantaggi organizzativi e produttivi.

Tecnologie/Scenari

L’Intelligenza Artificiale generativa è sempre più diffusa all’interno delle aziende, tanto da essere considerata sia una risorsa sia un potenziale pericolo. A prendere il polso della situazione è Kaspersky, che ha commissionato a Censuswide una ricerca che ha coinvolto 1.863 dirigenti C-Level in otto Paesi EMEA, fra cui l’Italia, nel periodo compreso tra il 25 settembre e il 2 ottobre 2023.

La visione in chiaroscuro della GenAI appare chiara da pochi numeri: il 97% degli intervistati ammette che viene utilizzata nella propria azienda, e di questi il 57% fa riferimento ai benefici avuti in specifiche attività come creare copy o immagini, con solo piccole revisioni da parte dei lavoratori. Il 53% è preoccupato che vengano rivelati segreti aziendali attraverso le piattaforme di IA. Come ha ricordato Cesare D’Angelo, General Manager Italy & Mediterranean di Kaspersky, lo scenario a cui ci si trova di fronte ricorda un po’ quello del BYOD al suo esordio: “Proprio come il fenomeno BYOD, la GenAI offre notevoli vantaggi in termini di produttività alle aziende italiane ma, nonostante i nostri risultati rivelino che i dirigenti aziendali ne ammettono chiaramente la diffusione all'interno delle proprie organizzazioni, la portata e le finalità di utilizzo non sono ancora chiare. Poiché l’evoluzione della GenAI non mostra segni di rallentamento, più a lungo queste applicazioni operano senza controllo, più sarà difficile monitorarle e renderle sicure in tutte le principali aree aziendali, come le risorse umane, l’amministrazione, il marketing e persino l'IT”.


Sui rischi reali che l’AI può comportare è intervenuto Giampaolo Dedola, Senior Security Researcher, Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky, che ha citato cinque principali argomenti di attenzione in relazione all’impiego dell’AI da parte dei criminali informatici: il ruolo agevolatore dell’AI nell’impersonare soggetti reali per facilitare azioni di attacco, la generazione testi per veicolare disinformazione, il supporto nella generazione di testi più ingannevoli nelle campagne di phishing. A questi si aggiungono poi il supporto nella generazione di codici dannosi e quello durante le fasi di attacco.

Le preoccupazioni sono innegabili e giustificate, ma non sono sufficienti per bloccare il tasso di adizione delle AI, che è in continua crescita, come conferma anche la ricerca: quasi la metà dei dirigenti prevede di sfruttare la GenAI per automatizzare le attività ripetitive che i dipendenti (48%) o loro stessi (46%) svolgono quotidianamente, piuttosto che per sostituire il personale (16%). Il 47% dei dirigenti C-Suite vede inoltre la GenAI come un'opportunità per colmare il gap in termini di competenze. Infine, malgrado i rischi per la sicurezza evidenziati, tre dirigenti su 10 (29%) hanno dichiarato di essere favorevoli ad automatizzare i dipartimenti IT e di cybersecurity utilizzando la GenAI.

Nel corso dell’evento stampa tenutosi a Milano Dedola ha anche illustrato le sue previsioni per la cybersecurity del 2024, che trovate nello speciale omonimo.

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