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Il parere di Acronis

Risponde Irina Artioli, Security Solutions Consultant di Acronis

Il parere di Acronis
Tecnologie/Scenari

Le PMI italiane continuano a subire attacchi cyber con una frequenza e una gravità spesso sottostimata. Quali sono oggi le minacce più concrete per questo segmento e perché restano così esposte rispetto alle grandi organizzazioni?

Le minacce più diffuse per le PMI restano il phishing, il furto di credenziali, il ransomware e gli attacchi che sfruttano punti di accesso gestiti in modo inadeguato. Quello che è cambiato, però, è la velocità e la portata con cui questi attacchi possono essere oggi condotti. Ciò che una volta richiedeva tempo e coordinamento oggi può essere portato avanti su larga scala con uno sforzo veramente minimo.

Questo fenomeno è particolarmente evidente nel phishing e negli attacchi basati sulle identità digitali. I più recenti report di settore mostrano che il phishing rappresenta ancora oltre la metà dei tentativi di accesso iniziale, mentre continuano a crescere gli attacchi veicolati attraverso le piattaforme di collaborazione, man mano che gli aggressori si spostano verso canali operativi considerati affidabili.

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Allo stesso tempo, anche le organizzazioni più piccole utilizzano i servizi cloud, piattaforme SaaS, sistemi di accesso remoto e ambienti ibridi, spesso senza poter contare su team di sicurezza dedicati. Il problema raramente sta nella totale assenza di tecnologia. Molte PMI dispongono già di strumenti di sicurezza. Le difficoltà emergono quando si verifica un incidente e le organizzazioni non riescono a individuare tempestivamente gli abusi, a contenere l’impatto o a ripristinare rapidamente l’operatività.

È per questo che il ransomware continua ad essere così efficace. In molti casi, la pressione operativa generata dai tempi di inattività, dall’interruzione dei servizi o dalla perdita di accesso ai sistemi finisce per essere più dannosa dell’intrusione stessa.

Un altro cambiamento rilevante è il fatto che gli aggressori puntano sempre di più alle identità digitali e ai flussi operativi piuttosto che su vulnerabilità puramente tecniche. Una volta compromesso l’accesso, possono muoversi all’interno dei sistemi utilizzando account legittimati e strumenti considerati affidabili, senza dover ricorrere a tecniche particolarmente sofisticate.

Quali soluzioni e approcci proponete per rispondere alle esigenze di sicurezza delle PMI, tenendo conto dei vincoli di budget, competenze e risorse tipici di questo mercato?

Per le PMI, la priorità dovrebbe essere la semplicità operativa e la resilienza piuttosto che adottare sistemi complessi da grande impresa. Molte piccole organizzazioni non vanno in difficoltà perché prive di strumenti, ma perché ambienti frammentati diventano difficili da gestire in modo coerente nel momento in cui si verifica un incidente.

È in questo contesto che i servizi gestiti stanno assumendo un ruolo sempre più importante. Gli MSP possono aiutare le PMI ad accedere a capacità come il monitoraggio continuo, la protezione degli endpoint, il disaster recovery e la risposta agli incidenti senza richiedere la presenza di un numero significativo di risorse interne dedicate alla sicurezza dei sistemi informatici.

Anche l’automazione sta diventando un fattore cruciale. Oggi molte attività di ransomware e phishing si basano fortemente sull’automazione per aumentare la dimensione e ridurre lo sforzo richiesto, e una quota crescente di gruppi ransomware pubblicizza apertamente le funzionalità legate all’AI o all’automazione. Per le organizzazioni più piccole, rispondere a questa pressione facendo affidamento solo su attività manuali non è realistico.

Allo stesso tempo, l’AI e l’automazione possono contribuire a ridurre il carico operativo, accelerare la risposta e semplificare attività ripetitive come il patching, il monitoraggio e la verifica del ripristino. L’obiettivo non è quello di sostituire le persone, ma mettere i team più piccoli nelle condizioni di poter lavorare in modo più efficiente, concentrandosi su decisioni di maggior valore.

Inoltre, anche la resilienza deve essere incorporata all’interno del ciclo operativo fin dall’inizio. Questo significa rafforzare la protezione delle identità, esercitare un controllo più rigoroso sui privilegi di accesso, disporre di backup immutabili, testare i processi di ripristino e avere una visibilità chiara sugli ambienti cloud e on-prem.

In generale, le organizzazioni che si adattano meglio non sono quelle che investono nel maggior numero di strumenti, ma quelle che riescono a ridurre la complessità operativa e a riprendersi rapidamente quando qualcosa va storto.

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