Il mercato mondiale delle tecnologie forensi salirà a 8,6 miliardi nel 2032, spinto anche dai deepfake AI; in Italia le nuove norme cambiano la prova in giudizio.
Il mercato mondiale delle tecnologie forensi varrà 8,6 miliardi di euro nel 2032, contro i 4,9 miliardi del 2023; la crescita media annua stimata è del 6,6%. Secondo Axerta, in Europa e in Italia la crescita è trainata dall’aumento dei crimini informatici e dall’urgenza di contrastare la manipolazione digitale nelle aule di tribunale, resa più semplice dai contenuti generati o alterati con l’AI; fuori dall’Europa la spinta arriva soprattutto dai forti investimenti pubblici nei laboratori.
A oltre un anno dall’entrata in vigore, la legge 132/2025 sull’AI ha introdotto nel codice penale l’articolo 612-quater, che sanziona la diffusione di contenuti alterati con sistemi di AI. Dal 30 settembre 2026 il decreto legislativo 160/2026 ha completato il quadro, inserendo il reato di deepfake fra i presupposti della responsabilità degli enti e fissando nuove regole di responsabilità civile per i danni causati da sistemi di AI. L’effetto più immediato riguarda però la formazione della prova, in qualsiasi sede.
Nel processo penale l’autenticità e l’integrità di un file multimediale estratto da uno smartphone possono incidere in modo determinante sull’esito del procedimento. Nel processo civile e nelle cause di lavoro, fotografie, video, registrazioni e riproduzioni informatiche fanno piena prova se la parte contro cui sono prodotte non ne contesta la conformità ai fatti, e la giurisprudenza richiede che la contestazione sia chiara e circostanziata. Una registrazione prodotta in una causa di lavoro, un video in un procedimento penale o una chat in un contenzioso civile pongono sempre più spesso la stessa domanda sulla loro autenticità, alla quale chi produce il materiale e chi lo contesta deve poter rispondere con analisi documentate e in grado di reggere al contraddittorio.
Axerta, società italiana di investigazioni aziendali fondata nel 1963, dispone di una nuova business unit che ha l’obiettivo dichiarato di offrire alla giustizia civile, al diritto del lavoro e alle difese penali un approccio scientifico paragonabile a quello delle divisioni specializzate delle forze dell’ordine, come i RIS e la Polizia Scientifica. Il gruppo di lavoro riunisce competenze di informatica e ingegneria forense, genetica, chimica e geologia.
Particolarmente interessante per chi si occupa di cybersecurity sono le tendenze tecnologiche individuate da Axerta. La prima è la AI forensics, in cui l’AI, oltre a supportare le indagini, diventa essa stessa oggetto di analisi per accertare l’origine dei contenuti generati artificialmente. Strettamente collegata è la deepfake detection, con software e metodologie forensi che permettono di individuare le manipolazioni digitali e di distinguere le evidenze autentiche da quelle alterate. La digital forensics di nuova generazione punta invece su algoritmi in grado di recuperare dati da cloud, dispositivi IoT, smartwatch, droni e veicoli connessi. Fra le imprese cresce poi l’interesse per la forensic readiness, cioè per strategie preventive che consentono di raccogliere e proteggere correttamente i dati prima che si verifichi un incidente informatico o una frode. L’ultima tendenza riguarda la blockchain forense, sempre più usata nella gestione della catena di custodia per certificare la tracciabilità e l’immodificabilità delle informazioni raccolte.
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