IBM Cloud Data Shield: dati al sicuro anche nella virtualizzazione

IBM Cloud Data Shield permette agli sviluppatori di usare in maniera trasparente le enclave cifrate abilitate dalle SGX di Intel

Business
Uno degli approcci più adottati per la protezione dei dati è la cifratura. Il principio di fondo è in effetti semplice, ma anche valido. Le informazioni cifrate possono anche essere coinvolte in un data breach. Se la cifratura è fatta come si deve, infatti, chi le ruba non ha modo di recuperarle in chiaro. Questo non esime chi gestisce i dati da abilitare anche altre forme di protezione. Ma la cifratura garantisce una certa tranquillità in più.

Gestire la cifratura delle informazioni lungo tutto il loro ciclo di vita non è banale. I dati devono essere cifrati quando sono memorizzati su unità di storage e non sono oggetto di elaborazione. Quando sono cioè, come si dice, "at rest". Poi devono essere protetti quando sono in transito sulle reti. Le tecnologie e gli approcci per queste due forme di cifratura non mancano.

I dati però non sono solo "at rest" o in transito in rete. C'è un terzo loro "stato": quando sono in chiaro nella memoria di un server perché sono elaborati da qualche applicazione o servizio. Una falla dei sistemi che permettesse ad un attaccante di consultare o copiare la memoria di quel server, potrebbe in teoria portare alla sottrazione di informazioni critiche. Il concetto di proteggere i dati cifrando la memoria RAM non è nuovo. Ma la sua implementazione non è semplice. Specialmente dal punto di vista degli sviluppatori di applicazioni.

markus spiske data unsplash
Applicare la cifratura ai dati in memoria è una operazione che dipende da funzioni specifiche. Queste sono legate all'hardware, in particolare ai processori. Quindi ogni famiglia di processori può offrire funzioni diverse. E comunque ci sono approcci differenti alla cifratura tra le CPU AMD e quelle Intel, per restare nelle piattaforme "standard". Troppo complicato per lo sviluppatore medio, che deve pensare a tutt'altro. E non deve per forza diventare un esperto di cyber security.

IBM prova a dare una mano in questo senso offrendo una nuova funzione: IBM Cloud Data Shield. È una funzione che permette di eseguire un'applicazione containerizzata nella "enclave" sicura abilitata dalle Software Guard Extensions (SGX) di molti processori Intel. Con qualche limite. I container devono essere eseguiti da IBM Cloud Kubernetes Service o da Red Hat OpenShift. I linguaggi supportati sono C, C++, Python, Java.

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Il vantaggio per gli sviluppatori è che la "SGX-izzazione" delle applicazioni è quasi trasparente. Non devono riscrivere il loro codice ma basta una chiamata alla API del servizio. E il collegamento ad Helm come package manager degli ambienti Kubernetes.

È una soluzione "totale"? A livello teorico non proprio. Le enclave cifrate abilitate da funzioni come le SGX hanno i loro limiti. E non sono certo una cifratura totale della memoria RAM, altra strada su cui i produttori di CPU stanno lavorando. Inoltre, non mette al sicuro da attacchi side-channel in stile Spectre. All'atto pratico però sono molto meglio che non abilitare affatto funzioni di cifratura. E il merito di IBM Cloud Data Shield sta soprattutto nel mettere queste funzioni alla portata di tutti i team di sviluppo.
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