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Yaroslav Rosomakho di Zscaler spiega perché Zero Trust, classificazione dei dati e red teaming automatizzato sono le tre leve per mettere in sicurezza l'AI aziendale.
L'adozione dell'Intelligenza Artificiale sta ridisegnando le priorità della cybersecurity. In occasione dell’evento Zenith Live 2026, Yaroslav Rosomakho, Chief Scientist di Zscaler, reputa che le organizzazioni che abbracciano l'AI senza pianificare i controlli di sicurezza necessari stiano correndo un rischio concreto. Velocità di adozione e solidità della security devono procedere in parallelo.
Il punto di partenza, secondo Rosomakho, è l'architettura Zero Trust, già in grado di assorbire le discontinuità tecnologiche più significative, fra cui l'AI agentica appunto, con un framework è già pronto per integrarla. Però servono controlli specifici: dai rilevatori AI che potenziano la protezione da malware e ransomware, fino alla classificazione dei dati operata mediante LLM, che consente di tenere il passo con la velocità con cui i dati vengono prodotti nelle organizzazioni moderne.
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Un tema centrale ma spesso sottovalutato è il rischio interno dovuto a uno scorretto uso delle AI approvate. Il riferimento è a una mancata governance dell'AI approvata in azienda, che consente ai dipendenti di compiere, anche involontariamente, azioni non autorizzata con conseguenze difficili da controllare. È qui che Rosomakho introduce il red teaming automatizzato come strumento per identificare e chiudere le vulnerabilità prima che un attaccante umano o artificiale possa sfruttarle.
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