Le grandi organizzazioni guardano già alla sicurezza post-quantum e pensano a come blindare le applicazioni di AI e l’infrastruttura che le supporta. Thales ha una solida esperienza, e soluzioni, per entrambe le necessità.
Nella lunga – ma meno di quanto molti pensano – corsa alla cybersecurity “quantum level” l’approccio delle principali aziende che fanno sicurezza cyber è ormai consolidato: è un tema da affrontare senza rimandare troppo, in primis perché serve tempo per adeguare i sistemi alla post-quantum security ma anche perché ci stanno già pensando i principali threat actor.
“Le principali grandi aziende – conferma Simone Mola, Cybersecurity Products - Regional Sales Manager di Thales – stanno già considerando il problema quantum. In questo momento la loro focalizzazione è principalmente sull'assessment delle tecnologie e delle soluzioni di crittografia che già hanno in essere, cioè stanno facendo una sorta di inventario degli algoritmi di cifratura che le loro applicazioni utilizzano, per poi passare a una seconda fase di valutazione di impatto. Ed è qui che Thales gioca il suo ruolo”.
I numeri confermano questo scenario, in particolare quelli del Thales Data Threat Report edizione 2026. Il 32% delle imprese coinvolte nel report ha già identificato quali progetti di crittografia quantistica avviare o è già partita con proof-of-concept mirati, soprattutto perché la maggioranza (61%) è preoccupata dal fenomeno del Harvest Now, Decrypt Later e il 59% del campione ritiene che il test diretto degli algoritmi di Post-Quantum Cryptography sia il modo migliore per diventare "quantum safe". Più in positivo, sempre la maggioranza (52%) delle imprese ritiene che interessarsi subito al problema del quantum computing rappresenti un vantaggio competitivo che porterà valore concreto: secondo il 75% del campione nel giro di massimo cinque anni, per il 47% anche prima di tre anni.

Insomma, lavorare adesso sulla quantum security ha molto senso e – racconta Simone Mola – chi lo sta facendo “sta individuando dove usa algoritmi di sicurezza che con il quantum computing saranno a rischio e inizia già a organizzare la migrazione verso gli algoritmi post-quantistici che sono stati approvati dal NIST”. Accade anche in Italia, dove le organizzazioni più preparate “Sono principalmente le Banche e gli enti governativi della Pubblica Amministrazione Centrale. A seguire, vediamo si stanno preparando anche le aziende delle Telecomunicazioni e del Manufacturing”. A queste realtà, e a quelle che seguiranno, Thales propone in particolare gli Hardware Security Module della famiglia Luna, per la gestione delle chiavi di crittografia, e gli High Speed Encryptor per la cifratura ad alte prestazioni di qualsiasi tipo di trasmissione dati.
Non è un caso che il Thales Data Threat Report 2026 sia intitolato “Quantum & AI Trends, Protecting data at the crossroads of two revolutions”: se in campo cybersecurity il quantum computing è la preoccupazione del futuro prossimo, l’AI è la preoccupazione immediata. Il 25% del campione di aziende analizzato per il report considera la spesa per la AI security la seconda per rilevanza (la prima è quella per la cloud security), e il 30% dichiara che il suo budget per l’AI security è aumentato significativamente.
In campo AI security enterprise Thales punta a svolgere due ruoli complementari. Da un lato, con la protezione dell’infrastruttura di base che supporta l’AI: le soluzioni di cifratura e di key management si possono adattare anche a questo mondo, in cui la protezione delle trasmissioni dati è sempre più importante. Dall’altro lato, Thales punta anche alla protezione delle applicazioni vere e proprie di AI attraverso le soluzioni del portafoglio di Imperva, acquisita qualche anno fa. “L’interesse su questi temi è decisamente elevato – spiega Mola – perché l'intelligenza artificiale è già in campo e ci sono molte soluzioni implementate nelle aziende, con ovviamente anche qui in prima linea tutto il mondo Finance, la PAC e in generale le grandi organizzazioni”.
Thales in questo ambito gioca in particolare la carta dell’esperienza maturata in Europa nella tutela della sovranità digitale, un tema ormai chiave quando si tratta di AI. Le tecnologie e le soluzioni Thales sono usate da molti enti europei per garantire la tutela delle proprie informazioni, inoltre l’azienda si è “fatta le ossa” in ambito cloud-AI-sovranità con il lavoro di S3NS, la joint venture creata con Google Cloud per fornire un trusted cloud in Francia.
Questa esperienza mostra come la sovranità digitale sia ormai diventata una questione di garantire il controllo su chi, e come, possa effettivamente accedere ai dati critici, più che su dove questi sono localizzati. Nel trusted cloud di S3NS, infatti, i dati sono affidati sì a un hyperscaler non europeo ma in sistemi residenti in Europa e cifrati con chiavi crittografiche gestite direttamente dalle organizzazioni utenti. “Nel momento in cui vado a cifrare il dato in maniera sicura, questo dato perde di importanza. Ma diventa fondamentale la custodia delle chiavi crittografiche: chi le controlla, controlla i dati”, sintetizza Mola.
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