Italia bene avviata sull’adozione di Zero Trust

La maggioranza delle aziende italiane impegnate nella migrazione cloud sta valutando Zero Trust o lo ha già adottato.

Business Tecnologie/Scenari

L’evidente necessità di una maggiore sicurezza informatica emersa nell’ultimo biennio ha portato molte aziende italiane ad adottare soluzioni di ultima generazione per la protezione dei sistemi. E come avevano preventivato in molti, il 2022 è stato l’anno dello Zero Trust. In linea generale l’80% delle aziende ha iniziato a muoversi verso la sicurezza Zero Trust, ora sappiamo anche che in Italia questa cifra è molto più alta del previsto. Una ricerca di Zscaler ha infatti rivelato che il 97% delle aziende italiane impegnate nella migrazione cloud ha implementato, sta implementando o sta pianificando l'implementazione di un'architettura Zero Trust.

Fra i motivi di tanto interesse, il fatto che Il 64% dei 1900 responsabili IT intervistati reputa impossibile una trasformazione sicura del cloud con le infrastrutture di sicurezza tradizionali, oppure che l’approccio Zero Trust Network Access presenti chiari vantaggi rispetto ai firewall e alle VPN tradizionali per l'accesso da remoto alle applicazioni.

Sono alcuni dei contenuti emersi dal report The State of Zero Trust Transformation 2023 da cui emerge chiaramente che, in un contesto di rapida trasformazione digitale, i responsabili IT ritengono che l’approccio Zero Trust sia il modello ideale per proteggere gli utenti aziendali, i workload e gli ambienti IoT/OT in una realtà lavorativa ormai altamente distribuita a livello geografico e incentrata su cloud e mobile.


Del resto, lo scenario è ben noto: VPN e firewall perimetrali hanno dimostrato la propria inefficacia nella protezione di infrastrutture altamente distribuite dove ciascun endpoint è un componente del nuovo perimetro, e il lavoro da remoto resterà una costante. Nei prossimi 12 mesi i lavoratori italiani in ufficio a tempo pieno saranno il 37%, quelli completamente da remoto il 31% e quelli in modalità ibrida il 32%. E attualmente in Italia solo il 30% delle aziende interpellate ha già in uso un'infrastruttura ibrida basata sul modello Zero Trust.

Fortunatamente c’è consapevolezza sul fatto che le vecchie infrastrutture non sono adatte a gestire la sicurezza nell’ambiente di lavoro altamente distribuito: il 53% delle aziende italiane interpellate sta per implementare o sta pianificando una strategia ibrida basata su Zero Trust. Oltre a risolvere i problemi di sicurezza, questa soluzione consente infatti di rimediare agli ostacoli di connessione ad applicazioni e dati, di ridurre la perdita di produttività e di accedere ad applicazioni e dati da dispositivi personali senza mettere in pericolo l’azienda.


Non solo: grazie agli elevati livelli di sicurezza, visibilità e controllo, sfruttare un'architettura olistica basata sul modello Zero Trust elimina la complessità dell'IT e consente alle aziende di concentrarsi sull'ottenimento di risultati aziendali migliori nell'ambito delle loro iniziative di trasformazione digitale e di rimanere competitive. CIO e CISO potrebbero sfruttare i punti sopra menzionati per promuoverne l’impatto positivo dello Zero Trust ai Consigli di Amministrazione, nell’ottica di ottenere un vantaggio competitivo per l'azienda.

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