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Sul dark web sarebbe in vendita un exploit zero-day per il client Windows di Zoom. L'industrializzazione del crimine informatico avanza.
Bersagliato da attacchi di Zoombombing. Accusato di non crittografare i dati. Reo di avere inviato i dati a Facebook all'insaputa dell'utente (problema risolto). E di essere soggetto a una vulnerabilità UNC (Universal Naming Convention) path injection. Nelle ultime settimane Zoom è stato bersagliato da un fuoco di fila decisamente cruento.Lo Speciale che SecurityOpenLab ha dedicato alla cyber security durante l'emergenza pandemiaLa seconda attenuante è più solida. È che in questo momento tutto quello che ha successo finisce nel gigantesco tritacarne degli attacchi informatici. Le mail esplodono di phishing, le VPN sono attaccate con ransomware, DDoS e altro. I router domestici rischiano di essere il nuovo portone d'ingresso per le minacce alle aziende. Qualsiasi attività online espone a rischi noti, ma visti raramente in una concentrazione e con un'insistenza così elevate.
Veri e propri professionisti, che si sono uniti in un percorso di industrializzazione del crimine informatico che è in moto da tempo. Tecnicamente è indicata come "servitization del dark web", ed è in questo contesto che va inserita la famosa vendita dell'exploit di Zoom. Come dire che con lo zoombombing è stato un gioco, ora si fa sul serio. Si lavora per fare proventi.
Sono aziende ben strutturate che sviluppano e distribuiscono prodotti e servizi per la criminalità digitale. Danno supporto tecnico, garanzia di qualità e servizio clienti. Sono imprese strutturate, con clienti effettivi. Che possono essere i criminali singoli a cui mancano le competenze o gli strumenti per fare "colpi grossi", o Stati-nazione che affidano missioni illegali, quindi da tenere anonime. Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato
24-06-2026
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