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In Italia a gennaio bloccati 585.496 malware

Il Threat Lab di WatchGuard ha bloccato 585.496 malware in Italia solo nel mese di gennaio 2021. La maggior parte erano zero day.

Business Vulnerabilità
585.496 malware bloccati in Italia a gennaio, di cui il 56 percento era di tipo zero day. È questo il bilancio del Threat Lab di WatchGuard, che utilizza i dati del Firebox Feed, e le informazioni sulle minacce provenienti dai partner sia dalla sua rete di honeypot.

Spesso i dati sulle minacce informatiche sono globali o europei. In questo caso invece è il dettaglio riguarda solo il Belpaese, che nei primi 31 giorni del 2021 ha registrato 19.517 attacchi a giorno, uno ogni 14 minuti. Responsabile del maggior numero di attacchi è Win32/Heim.D (43,4%), un software malevolo che ha la capacità di replicarsi e infettare altri file e programmi.

In genere viene ricevuto come allegato email o tramite messaggi istantanei. Può corrompere o eliminare dati, rubare informazioni personali, dirottare lo schermo e diffondersi ad altri utenti attingendo dai contatti della vittima.

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Al secondo posto, con un'incidenza del 15,83%, troviamo un trojan che viene distribuito in file compressi come allegati di posta elettronica. Spesso è impiegato dai cyber criminali come downloader per altre minacce informatiche ben più gravi.

Un altro trojan, VB.Heur.EmoDldr.32.76E23587.Gen, è in terza piazza con il 9,77%. Può contattare un sito remoto ed eseguire script sul lato server o scaricare altro malware. La classifica prosegue con altri file malevoli, per lo più trojan.

A questi sono da aggiungere 37.441 attacchi di rete, ossia 52 ogni ora del mese di gennaio 2021, fra cui cross-site script, SQL Injection, brute force login, shell command execution e altro.

Che cosa ci insegna

Il dettaglio che fornisce Watchguard con questa pagina, che peraltro è pubblicamente consultabile definendo Paese, periodo di analisi e tipi di attacco, è interessante sotto molti punti di vista. Il primo è che nessuno può sentirsi al sicuro: 865 attacchi ogni ora equivale a un assedio in piena regola, quindi è imperativo difendersi.

Il secondo dettaglio è che oltre la metà dei cyber attacchi è di tipo zero day. Significa che un software di difesa tradizionale, che usa le firme per identificare i tentativi di intrusione, è del tutto inutile. Serve un EDR di ultima generazione, che sfrutti l'Intelligenza Artificiale e il machine learning.

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Al terzo posto c'è il phishing: l'analisi dei malware più diffusi fa capire chiaramente che la stragrande maggioranza delle minacce viene recapitata via email. Non è una novità, ma resta il fatto che senza un'attività di formazione continua e mirata a tutti i dipendenti gli attacchi continueranno ad avere buone chance di andare a segno.

Ultima considerazione riguarda la criminalità online, sempre più organizzata. Analizzando gli attacchi emerge chiaramente che molti malware sono usati come loader. È bene ricordare che non possiamo più vedere ogni attacco come fine a sé stesso: ogni azione criminale ha uno scopo, e quasi sempre è parte di una catena ben più ampia. Il trojan recapitato via email è spesso il primo tassello di un'attività che porta a un attacco ransomware, oppure a un furto di credenziali che dà il via ad attacchi BEC, e via discorrendo. Il malware iniziale quindi non dev'essere sottovalutato, perché anche se è una minaccia di per sé di basso livello, può dare il via a un'escalation pericolosa di eventi.
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